di Stefano Grimaldi
“L’illusione è necessaria per la crescita, ma va superata per la maturità.”
-Carl G. Jung
Chi non avesse ancora visto uno dei film più belli mai girati, di diritto nella top 10 dei movies più influenti e artisticamente rilevanti nella storia della settima arte (Vertigo-La donna che visse due volte), si è perso un’opera che, fra le molte genialate tecniche sostenute da una sceneggiatura magistrale, scandaglia profondamente la spirale della mente umana e dei suoi Bias cognitivi.
Ovvero, quelle situazioni nelle quali si verifica una distorsione nel modo in cui elaboriamo informazioni, prendiamo decisioni e giudichiamo situazioni; influenzando, malamente, il risultato dei nostri pensieri, inducendoci in errori di valutazione.
La spirale, copertina della preziosa pellicola Hitchkockiana e qui rimaneggiata, si presta a questa metafora per diversi motivi chiave, fra cui : Ipnotismo, vertigine, illusione ottica, apparente movimento nonostante la staticità della figura.
Una illusione, un inganno, una trappola.
In situazioni del genere è facile perdere l’orientamento, con la conseguenza di smarrire i veri punti di riferimento, credendo nell’abbaglio di una verità distorta dalla percezione (errata).
Ecco il punto, dopo le dovute premesse: ciò che si vede può essere attraente (vedi il parallelo con il personaggio interpretato da Kim Novak nel film), ma falso poichè frutto di una nostra realtà costruita attraverso la sbagliata lettura di messaggi, immagini, movimenti, estetiche e comportamenti studiati e ammalianti; figli più verosimilmente di una nostra mancata capacità di vedere il vero volto di quanto descritto, chiamato manipolazione, narcisismo, impostura.
N.D.R. (“nota della redazione” per i profani)
L’approfondimento si complica aprendo molti scenari oggetto di preparazione e discussione professionale specifica; è utile e intellettualmente leale restare perciò in quello strato divulgativo che apre alla riflessione, lasciando spazio all’approfondimento presente in altri contesti.
Si diceva quindi, nei casi in cui ci si accorga di essere caduti in questa simulazione provocante disorientamento psicologico una volta scoperta la realtà, e nonostante il dolore, la frustrazione, l’autocolpevolizzazione ecc., esiste un potere, quello della trasformazione, capace di convertire illusioni e ferite in terapia di crescita, di maggiore capacità analitica, di miglior controllo di quelle emozioni responsabili, a volte, delle alterazioni o meglio della proiezione di quello che vorremmo che fosse, ma non è.
In conclusione:
Le illusioni sono un superfood per la nostra emotività, per la nostra fantasia, per i nostri dolori e per i nostri sogni. O per quello che vorremmo che fosse la nostra vita.
Tra desiderio e realtà, v’è un confine molto sottile.
Allora, sarà che “L’unico vero viaggio… non è vedere nuovi paesaggi, ma avere nuovi occhi.”.
Può essere, se lo diceva Marcel Proust…può essere.
