di Stefano Grimaldi
«Le tartarughe, in fatto di strade, ne sanno più delle lepri.»
— Khalil Gibran
Pensavo, parecchio tempo fa, che contassero determinate caratteristiche del mio temperamento poi rivelatesi neanche tanto efficaci.
Se dapprima ritenevo che la pazienza (ad esempio) fosse il mio limite; non capendo perchè ero costretto a portarne così tanta, negli anni ho appreso quanto questa virtù così difficile da coltivare avesse un suo disegno di stabilizzazione forzata, chiamiamola così per capirci.
Non sempre digeribile, ma alla fine e con una giusta lettura funzionale, va riconosciuto che la stessa, tanto combattuta in gioventù e inversamente proporzionale all’età, è da considerarsi invece una faccia determinante della resistenza, della forza, della strutturazione, dell’equilibrio. Insomma, come citava un proverbio : la pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.
Usando una semplice equazione matematica: L’impazienza è il contrario. Quindi, una situazione che indebolisce.
Nella società nostra, ipercompetitiva, irrazionale, scalmanata fino alla consunzione dell’individuo, la persona paziente è associata spesso al concetto di remissività.
Altro errore di proporzione e di valutazione molto grave.
IN CHE MODO E’ FORZA
Essa richiede un impegno di autocontrollo. Ti spinge ad imparare le giuste strategie d’intervento; il cosiddetto timing, inglesismo caro alla new generation.
Essa richiede l’arte della lentezza. Ti insegna a resistere e a contenerti. Ti equilibra laddove non riesci tu, con la sua tempistica, non la tua che hai in mente e che ti par più giusta.
E proprio sul concetto di lentezza, s’ apre un’ altro scenario. Ovvero l’ennesima metafora animale, che mi accarezza sempre e la cui osservazione dei loro comportamenti mi arricchisce molto di più di un umano colloquio inutile, del quale conosco già l’esito ancora prima di cominciare.
LA TARTARUGA come allegoria di saggezza, longevità, resilienza, pazienza.
La tartaruga è simpatica. La forma è simpatica. Il suo muso è quasi buffo, con quella espressione da cartone animato. Ci rassicura perchè l’impatto emotivo con lei ci dice che è amichevole. Ma la narrativa “non etologica” ci ha raccontato sempre un animale poco ispiratore, meno regale di altri più egocentrici, e per niente aggressiva o misteriosa come può essere la forza brutale di uno squalo bianco, non dalla sopraffina intelligenza strategica dell’orca ecc.
Eppure, questo rettile dalla vita infinita ce lo ritroviamo dopo secoli ancora lì che nuota con quel mezzo sorriso accennato, le sue cicatrici, la sua paciosità originata da milioni di chilometri percorsi lentamente, a scandagliare secoli di cose successe in quel mare oceano che solo lei ha visto accadere dai Pirati a chissà cos’altro.
La lezione delicata ma nel contempo severa che ci dà questo buffo animale che di duro, oltre al carapace, ha ben altro è quella di andare in contropiede a una velocità che è scientificamente dichiarata tossica anche per noi
In questa epoca si sta scoprendo l’aumento dei disagi psicologici al loro massimo come in nessun altro periodo precedente.
Fra le motivazioni troviamo i ritmi iper-veloci dettati dal dominio della performance. Dalla esosa richiesta sociale.
Spesso, quando i livelli d’affronto della vita moderna sono insostenibili si passa dal grave esaurimento, agli Ikikomori (fenomeno giapponese di isolamento sociale volontario), ai suicidi legati ai fallimenti di status e al distruttivo disagio sociale o addirittura al ricorso, come sta succedendo sempre in Giappone (quale esempio in negativo dello sviluppo di un modello sociale performante), di imprese specializzate nel farti sparire per sempre dall’anagrafica, laddove la tua tenuta esistenziale diventasse insostenibile; costruendoti una nuova realtà, un nuovo anonimato, una nuova vita daccapo…ma più slow.
La velocità non è quindi un viatico sano e garante della riuscita nella vita.
Si può essere idioti di successo per un certo periodo. Ma non così lungamente. Lungamente però puoi rimanere sempre un’idiota: prima, durante e dopo.
Il nostro simpatico e apparentemente innocuo rettile rappresenta il successo radicato nella lentezza, nella resistenza, nella longevità e anche nella quantità di strada e vita percorse. Se ne frega bene dell’ossessione per la velocità. Lei va sempre avanti, anche dopo le sue battute d’arresto.
Ma a un ritmo che le fa gestire il tempo, e non al contrario.
E la gestione del tempo è un successo stratosferico, pressochè impossibile da raggiungere.
Allora? Allora lentamente sì, fermarsi no.
«Senza fretta ma senza sosta.»
— Johann Wolfgang von Goethe
Chi è adesso il più saggio?
