IL RIMORSO DEL RIMPIANTO

di Stefano Grimaldi

Ci siamo detti cose che non possono morire”

Charles Baudelaire

Una delle più dolorose colpe che si possa avere come il Rimorso, è quella di permettere al Rimpianto di esistere.

Succede per le parole non dette o per quelle dette.

Baudelaire avvisa di come ciò che ci si dice diventi in ogni caso immortale.

Anche se nella citazione pare sottintenda parole belle, o almeno a me così sembra.

Rimorso e Rimpianto sono due stati umani sempre in agguato e in conflitto fra loro.

Logoranti. Determinanti.

Dunque parlare e pentirsi ? Non parlare e pentirsi?

IL DILEMMA FRA PARLARE E TACERE

(vale per lui-vale per lei)

Parlo e avrò il rimorso. Non parlo e rimpiangerò ciò che non ho avuto la forza o il coraggio di dire a suo tempo.

Esiste anche una situazione terza nella quale l’arte del silenzio tutela e salva, è vero. Non è questo però il caso in analisi.

Il silenzio ha un effetto opposto molto potente, ovvero: non parlo e rimpiango di non averlo fatto, perchè a distanza di molto tempo quel non detto avrebbe salvato l’altro da molta sofferenza procurata dalla codardìa, dalla ignavia, dall’ego ecc.

Evidentemente, rimpianto e rimorso sono due esiti pressochè inevitabili con i quali confrontarsi prima o poi e almeno una volta nella vita, supposto si abbia un barlume di decenza umana.

Sarebbe inoltre saggio decidere, prima dell’azione o inazione, chi sarà il prescelto fra queste due emozioni col quale fare i conti.

E sappiamo tutti, se non totalmente privi dell’ abc della coscienza, che i conti arrivano. Eccome se arrivano, pure con gli interessi.

Queste dette, sono situazioni che fanno ricorso ai valori dell’onestà, del rispetto, della dignità da riconoscere all’altro o verso se stessi, e della chiarezza fra individui sostanzialmente. Più sei difettoso e irrisolto quindi, più la tua scelta sarà influenzata dai tuoi valori o dai tuoi disvalori. E questo è un teorema quasi matematico.

L’azione e l’inazione sono facce opposte della stessa medaglia.

VIE D’USCITA E CONSEGUENZE MORALI

La morale che personalmente ho maturato, sulla base di formazioni, ideali, aspirazioni e indole senza presunzioni di ogni genere, risiede nel governo possibilmente intelligente delle situazioni; nelle quali il chiaro concetto di bene per il prossimo, solitamente, risulta più efficace. Certo è che se l’ego e tutto quel disastro che si porta dietro è irrisolto, allora niente di quanto appena sostenuto varrà.

Anche con l’ego c’è in corso perpetuo una lotta per la sopravvivenza fra te, lui e il giusto.

Tornando al punto, sposo l’uso della chiarezza, del rispetto almeno, non voglio spingermi fino all’amore…ma non certo il mancato dominio sulla rabbia che impazza, tanto meno l’ego (ancora lui) o la fuga o l’ignavia, hanno un futuro solido e lungo.

E’ parecchio sicuro che in questi ultimi casi sarà facile incorrere sia nel rimorso di aver ferito che nel rimpianto di non esser stati all’altezza di chi avevi di fronte e col rimpianto (ancora) di aver perso, non solo la persona, ma tutto un mondo che ti si ritorcerà contro anche senza che l’altro o l’altra facciano un granchè per farti comprendere ciò da cui sei già scappato/a.

Rimpianto e Rimorso hanno un fiato infinito dedicato alla rincorsa.

Te ne accorgerai quando sarai tu il soggetto preso di mira. E la mira ha una mira infallibile.

Il rimorso è una emozione negativa prodotta da una trasgressione verso i propri standard virtuosi (situazione gestibile), oppure un tormento infinito se nato dalle azioni dannose, offensive e sbagliate, responsabili della sofferenza altrui.

Nel qual caso, il rimorso sarà oltretutto fratello del rimpianto.

CONCLUSIONE

Quelle maledette o benedette parole che ci siamo detti, saranno per sempre l’unica fondamentale e determinante conclusione di un percorso che non sarà stato del tutto inutile; lasciando una traccia decorosa di quel che è stato, per tutti e due.

La vera colpa morale del Rimorso non è aver sbagliato parlando, ma l’aver scelto il silenzio generatore di quell’altra gigantesca fregatura che è il Rimpianto, per colpa della gravità delle omissioni delle parole non dette.

Il non dire, può avere una responsabilità morale maggiore rispetto all’errore verbale.

A mio avviso, darai o riceverai così un senso a tutto, qualunque esito affronterai dopo.

Se lo hai fatto non per ferire ma per aiutare, la responsabilità del non aver capito sarà un fardello di chi non ti ha capito. Saranno loro a rimpiangere, saranno loro a “rimordere”.

Ancora oggi, mi sa che continuo a sostenerlo con delusione controllata, rabbia sopita e una lucida consapevolezza amara che tutto può sempre essere gestito meglio.

Se lo vuoi e se hai coraggio.