NATO IN GUERRA

di Stefano Grimaldi

Vorrebbe essere un messaggio di speranza per chi ci si trova in mezzo.

Una delle guerre più pericolose e determinanti ma non definitive per le sorti del futuro di una persona inizia già, a volte, nella stanza nella quale si è nati.

Se si nasce in una famiglia disfunzionale, sono guai.

Se invece si nasce in una famiglia parecchio disfunzionale, sono grossi guai.

Nella famiglia disfunzionale le dinamiche sono conflittuali, dannose per l’equilibrio dei suoi membri e insicure.

Questa instabilità generale rende l’ambiente pericoloso, facilmente anaffettivo, del tutto distorto e, come non bastasse, assente di una comunicazione sana

Il cosiddetto e famigerato silenzio punitivo “è una” delle armi più letali estratte dall’arsenale di guerra famigliare.

Esso è un’arma molto potente, in possesso dei membri più manipolativi.

Ora, la premessa era dovuta, seppur parziale, poiché lo scopo non vuole essere una sedicente monografia su questo, bensì una volontà di condivisione dei pochi o tanti problemi conseguenti verso i quali c’è speranza. Non una facile speranza…ma c’è; ed è già tanto avere una carta da giocare.

Appurato che per un bel pezzo del percorso evolutivo gli schizzi di ‘sto schifo faranno di tutto per proporti miraggi ingannevoli apparentemente risolutivi (rifugi vari secondo debolezze e inclinazioni soggettive) pur essendo invece disturbi, e che i debiti emotivi ti abbaglieranno, con seduzione, facendoti scambiare amici per nemici, sincerità per falsità e tutto quel di cui abbisogni per opportunità, cercherai così, inconsciamente, di vedere occasioni anche laddove non ci sarà che caos, truffa emotiva, tossicità e così via…Sicchè, da bambino soldato dovrai diventare in fretta, troppo in fretta, adulto forzato e disincantato.

Con un prezzo da pagare alto, molto alto in termini di serenità, fiducia, empatia, autostima ecc.

LA RICOSTRUZIONE

La complessità del tema richiede un’ approfondimento infattibile in sede divulgativo-giornalistica, però, si può parlare delle macro-linee guida apprese con l’esperienza e il superamento, condividendo parte dei fardelli di cui si è capito il “grosso” della questione.

Ad esempio, il ritiro come atto catartico, ti riconnette con te stesso, ti purga col distacco e l’interruzione di quegli schemi tossici legati a famiglia sbagliata, amici sbagliati e relazioni sbagliate in genere; guadagnando inoltre un nuovo ambiente (ossigenato) nel quale ritrovare condizioni ideali per la ricostruzione appunto delle proprie emozioni.

Non sto alludendo a un ritiro tibetano o in mongolia esterna evidentemente. Sto alludendo a ogni forma di cambiamento che aiuti, ovvero a un ritiro dalla trincea nella quale eri stato messo a forza, rappresentato, in primis e ad esempio, dall’allontanamento dalla famiglia tossica, dalla compagnia tossica, dalla compagna o il compagno tossico ecc.

Mossa che costa. E’ anch’esso un prezzo alto da pagare, ma è un investimento promettente con lo stacco cedole d’interesse, pure, che ti ritrovi più avanti sotto varie forme a partire dalla riconquista di una nuova serenità (per dirne solo una).

In ogni situazione specifica è necessario fare valutazioni possibilmente ad ampio spettro d’ ipotesi composte da pro e contro. Le soluzioni faranno capo ai propri valori o meno, e al proprio senso di responsabilità. Si inizia a cambiare con piccoli passi.

Infatti, uno dei nemici giurati della situazione disfunzionale è lo scivoloso terreno della “ripetizione degli schemi già vissuti”, che si tende a replicare volendo creare inconsciamente, spesso se non sempre, dinamiche irrisolte che hanno principalmente a che fare con bisogni emotivi non riconosciuti. Quì è necessario armarsi di forza.

Meglio perciò agire sul nuovo o sulla Renovatio uguale rinnovamento, restaurazione, rigenerazione, dicevano i saggi latini.

E’ CESSATO IL FUOCO

Hai maturato cicatrici che non andranno via e faranno dolore non solo nei cambi di stagione.

Ma sai come curarle, sai come lenire il male. Sai come evitare le prossime. Sai prenderti meglio cura di te. Non sei più in guerra costante. Puoi uscire più solido di prima.

In un qualche modo, con una fatica infinita, ce l’hai fatta.

Sei vivo, puoi ricominciare.

Non sei scappato né da quella casa, né da quella gente…hai scelto di reagire e di sopravvivere.

Eh…caro il mio controcorrente e incompreso Friedrich Nietzsche, mi sa che avevi proprio ragione:

“Ciò che non mi uccide, mi rende più forte.”