QUEL VELO IPOCRITA

di Stefano Grimaldi

“L’ipocrisia non è lo strumento dell’ipocrita, ma la sua prigione.”

Nicolás Gómez Dávila

Che aforisma fulminante.

Cinque parole che smascherano illusioni e ipocrisie sociali, adottate da gente disfunzionale, perdente.

Come spezza il cuore quando si scopre che una persona non è quella che credevi.

Quando cade quel velo. Perchè prima o poi, eccome se cade.

Non si sfugge alla mancanza di autenticità di sentimenti e di valori.

Quella che sembra una capacità, è dunque una prigione che ti tiene sempre sotto scacco e sotto pressione nel dover sostenere una recita sfibrante, alla lunga impossibile; la quale, dopotutto, ti presenterà un conto salatissimo e pieno di interessi passivi che non sarai in grado di pagare.

LA DISILLUSIONE

A caro prezzo, essa è la situazione nella quale ci imbattiamo, in primis, scoperta la truffa sentimentale.

La disillusione ha un costo proporzionale alla profondità di sentimenti del deluso.

Ad esempio, l’empatico deluso soffre di più semplicemente (si fa per dire) poiché vive, spesso, senza ipotizzare comportamenti coperti da maschere o relazioni basate su opportunismi. Non è nel suo stile comportamentale.

Crede nel bene…anche altrui. A volte sbagliando certamente, poiché ripone nel prossimo aspettative senza ritorno, attribuendogli, se non bastasse, qualità inesistenti. Ma vedremo fra poco cosa vale o non vale la pena.

LA MASCHERA

Strumento essenziale del o della ipocrita social-sentimentale, è un filtro che soffoca le reali intenzioni, l’emotività, la possibilità di instaurare relazioni sane, chiare, dirette, utili alla crescita personale e rapportuale.

Laddove non venga usata per protezione o privacy, è essa strumento e modus comportamentale crudele, egocentrico, evitante, passivo-aggressivo ed egoista.

Non ti permette (almeno finchè non cade) di scovare tutte le debolezze, le trame e le incapacità celate di chi la indossa; siano esse attrici o attori di questa mistificazione.

E’ lo strumento ignorante delle persone incapaci di avere o coltivare qualità, dei servi subdoli della simulazione; in quanto, se fossero d’intelligenza sana – di buon senso e saggezza, non avrebbero bisogno di ricorrere a sotterfugi. Risolverebbero e gestirebbero le cose con l’acume.

I mascherati credono di poter detenere il controllo, ma la partita la perdono sempre.

Loro sono confusi culturalmente e manipolatori. Identificano come debolezze, qualità tipo la disponibilità, l’apertura, la generosità. E’ giusto quando non riusciranno mai a conquistare nulla di solido e duraturo.

L’ipocrisia in ogni sua forma dunque, è null’altro che una debole nebbia apparentemente confortevole dietro la quale nascondersi appunto con una maschera, che non ti farà essere visto, ma nemmeno vedere.

Motivo per cui, costoro, molto di frequente, una volta scoperti si ritroveranno a imbattersi sempre nello stesso modus operandi e con lo stesso risultato finale e ripetitivo: deresponsabilizzazione vigliacca, incolpare il prossimo suo col meccanismo di difesa della proiezione (quando si attribuiscono agli altri i propri difetti o errori per non affrontarli), perdite, inaffidabilità, isolamento.

E, volutamente, non dico senso di colpa, poiché quest’ultima emozione complessa per avere modo di esistere in un individuo, necessita di valori morali e sociali.

Insomma, molta gente, così facendo e credendo pure di fare bene, in realtà si sta auto-sabotando.

Quanta ignoranza, quanto male devi volerti senza saperlo. Pensi di ingannare…ma stai solo ingannando te stesso/a. E’ solo questione di tempo.