di Stefano Grimaldi
Non è con la fortuna che si prova la virtù;
per mezzo della difficoltà e del pericolo essa dà prova di sé.»
(Seneca)
In vena d’ispirazione, aggiungo che Oscar Wilde riteneva che la vera prova dell’amicizia si manifesti nel modo in cui qualcuno si comporta con te nel momento del tuo successo, quando l’invidia rappresenta la tentazione più grande. (amicizia nella prova del successo)
In un qualche modo abbiamo chi più e chi meno sperimentato i comportamenti altrui, a seconda della situazione che stiamo vivendo.
I vissuti, diventano quindi cassa di risonanza o meglio “occasioni” per pesare la gente o la gentaglia. Soprattutto nelle situazioni di marea, di tempesta, di realizzazione, piuttosto che di calma piatta o bonaccia per usare una terminologia marinara in linea col titolo.
LA TRANQUILLITA’ CHE INGANNA
I marinai (al pari delle marinaie) d’acqua dolce, sono quindi quelle persone che professano grandi valori quali lealtà, onestà ecc., solamente in condizioni di comfort o peggio di convenienza.
E’ quello status di quiete nel quale non c’è da mettere in gioco niente di sé, ma soprattutto di quello che può comportare la rinuncia di sé verso il prossimo. E Seneca lo spiega come sempre benissimo (coerenza nelle avversità).
Dunque se a parole si è bravi o bravini in tanti, nei fatti occorre ben altro d’introvabile in un supermercato o in dolci frasi da cioccolatini.
Spesso succederà quindi, che il momento in cui noi togliamo l’acceleratore dall’ascolto, dall’ empatia, dal coraggio, dalla dedizione, dalla messa in campo di una compagnia rassicurante, onnipresente, piacevole e altro, allora iniziano i guai tipici della scoperta di un motore che passerà da due cilindri a un unico cilindro che lavora. Metafora nella quale è facile prevedere che prima o poi quel motore troppo sotto sforzo gripperà.
IL MITO DELLA BONTA’ E LA SUA STRUMENTALIZZAZIONE
E’ quasi matematicamente provato che chi improvvisamente si trova privato di tutte le attenzioni e delle risorse che gli sono state rivolte con una certa generosità, strumentalizzerà ciò che non gli viene più erogato attraverso la sempre valida-vigliacca carta utile al Baro, chiamata meccanismo della proiezione, ovvero; ti accuso di non darmi più ciò che mi avevi abituato a ricevere, anche se in modo unilaterale. Il principio tossico è quello di farti apparire quello che non è buono, proiettando su te le sue carenze; trascurando completamente quello che invece lui-lei non ha messo in campo.
L’acqua si è dunque increspata. E navigare diventa più complicato. Iniziano ad emergere i limiti della capacità di conduzione.
Allora ecco che la supposta lealtà, ad esempio, inizia a scricchiolare. Succederà, in questi casi, che si era fedeli e leali poiché al momento non c’erano altre tentazioni o alternative migliori. Nel qual caso, il marinaio o la marinaia d’acqua dolce, abbandoneranno la nave…che nemmeno sta ancora affondando. Ma tanto basta.
Riassumendo: ogni qualvolta si presentano difficoltà, successi non tuoi, controllo dell’ego, rinuncia affettiva, opportunità, scelte e così via, c’è un momento di verità indiscutibile da considerare in modo molto serio; valutando con spirito Aristotelico i fatti rispetto alle intenzioni dei prossimi tuoi.
Per Aristotele, la virtù non è solo un pensiero o un desiderio, ma un abito pratico che si manifesta nelle azioni concrete (virtù come azione).
Insomma; I valori diventano veri quando richiedono un costo personale.
Ma sulle teorie è facile andare d’accordo.
Al proposito, mi torna in mente un episodio giovanile:
Durante l’esame della patente nautica, L’Ammiraglio esaminatore mi ascoltava attentamente mentre leggevo le carte nautiche e declinavo la serie di segnali di riconoscimento notturno obbligatori delle imbarcazioni.
Finita la mia esposizione teorica mi disse: “Eppure…sono certo che se lei va seriamente per mare, muore in 48 ore”.
