dalla Redazione
C’è chi della propria vita professionale fa un archivio, e chi invece la trasforma in materia narrativa.
Marcello Vitale appartiene alla seconda specie: ex magistrato, scrittore, osservatore inquieto, uno che non ha mai smesso di interrogare il mondo anche quando avrebbe potuto limitarsi a raccontarlo. La sua scrittura non è quindi un rifugio: è un modo per restare esposto, attore e vivo.
Il suo romanzo sul ’68, Nessuno mi può giudicare, continua a generare letture e reazioni.
Un commento recente – accompagnato da una nota ANSA – ha riaperto una possibilità che aleggia da tempo: quel romanzo potrebbe diventare un film.
Non è un’ipotesi così forzata. La sua struttura narrativa è già cinematografica, i personaggi hanno una densità che chiede un corpo, una voce, un volto. E poi, quella stagione storica, ancora oggi irrisolta, ha una forza visiva che il cinema non ha mai davvero esaurito. Avallare questa prospettiva significa riconoscere che alcune storie nascono con un doppio respiro: letterario e filmico.
Dentro questa traiettoria si inserisce una pagina che Vitale ha scritto nel 2019. Una riflessione domenicale, quasi un monologo interiore, capace di rivelare la sua natura più autentica, di cui un estratto:
“…La parola parla da sé, è birbona, perfida, dispettosa, stronza, esce per conto suo… Sapete, è volato via il tempo con tanti morti addosso… Come sto torto ce l’ho anch’io che sono per costituzione costituzionalmente un po’ complicato, ficcanaso, astruso, contorto, intruso.”
È qui che Vitale si mostra nella sostanza e umano: un intruso necessario, uno che non si accontenta di osservare il mondo ma ci si infila dentro, anche quando fa male. La sua scrittura non cerca consolazioni né scorciatoie emotive. È una scrittura che scava, inciampa, si sporca. Una scrittura che non vuole essere perfetta, ma vera.
Forse è proprio questo che rende Vitale un autore da ascoltare oggi: la sua capacità di tenere insieme memoria e inquietudine, biografia e storia collettiva, rigore e vulnerabilità. E forse è anche questo che rende Nessuno mi può giudicare un romanzo che potrebbe diventare cinema: perché contiene già un mondo con tutti gli ingredienti necessari per un film basato su una grande storia, una solida sceneggiatura e un mix d’umanità, professione, dubbi, incertezze e coraggio a quintali.
*****Segnalazione ANSA (2024): recensione del libro Nessuno mi può giudicare. Fonte: ANSA – Cultura, 25 giugno 2024
‘Nessuno mi può giudicare’, un amore impossibile nel Sessantotto – Libri – Narrativa – Ansa.it
