Plinio Perilli, la voce che resta

Marcello Vitale ricorda il poeta saggista

Il 30 maggio 2026 si è spento a Roma, all’età di 71 anni, Plinio Perilli: poeta, saggista, critico letterario, figura luminosa e generosa della cultura italiana contemporanea. Era figlio dello sceneggiatore Ivo Perilli, autore tra l’altro di Riso amaro, e dell’attrice Lia Corelli (Lelia Parodi). Una famiglia in cui la parola era già scena, gesto, voce: un’eredità che Plinio ha trasformato in una vita intera dedicata alla poesia e alla critica.

Vincitore dei premi Eugenio Montale, Guido Gozzano e Alfonso Gatto, Perilli ha attraversato quarant’anni di letteratura con una presenza costante, appassionata, mai accademica. Tra le sue opere ricordiamo: – Ragazze italiane (Sansoni, 1990) – Storia dell’arte italiana in poesia (Sansoni, 1990) – Melodie della terra (Crocetti, 1997) – Lo sguardo dell’uomo (Rubbettino, 2023) – Antologia poetica 1984–2024 (Ensemble, 2024)

La sua scrittura, colta e sinestetica, teneva insieme poesia, arti visive, cinema, filosofia. Era un autore che non si chiudeva nelle stanze della critica: viveva la letteratura come un corpo a corpo con la realtà, con la storia, con le persone.

Il ricordo di Marcello Vitale

Per me Plinio era come un fratello. Abitavamo vicini, in una città immensa come Roma, eppure ci bastava una telefonata per ritrovarci. Il nostro luogo era un piccolo bar all’antica, il Tahiti: un rifugio senza fronzoli, dove ci sedevamo sempre nello stesso punto, in fondo, per non essere disturbati.

Plinio arrivava verso le undici, spesso con il freddo addosso, il suo cappelluccio in testa e un grande borsone nero in mano. Sbucava all’improvviso, un po’ in ritardo, risalendo il marciapiede. Io lo aspettavo sulla porta, impaziente. Poi ci sedevamo uno di fronte all’altro, e iniziava la nostra conversazione: lunga, intensa, piena di progetti e di pensieri sulla cultura di ieri e di oggi.

Era un uomo che portava la poesia nella vita quotidiana, senza mai farne un monumento. Un amico vero.

La dedica lirica di Marcello Vitale

LA SEDIA IN ATTESA

La sedia vuota nel bar

Guardiana del tempo

Prega il barista

Di non essere spostata

C’era seduto un poeta

Da poco scomparso

Se lo prese il cielo

O che so io

Si chiamava Plinio Perilli

Gli sedevo di fronte

Parlavamo di uomini

E di storie ore ed ore

Qualche giorno fa

Sono tornato al bar Tahiti

Bel nome esotico

Gli uomini hanno bisogno

Dei sogni

Mi sono seduto difronte

Alla sedia vuota.

Il barista è stato di parola

Non l’ha spostata.

(M.V.)

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Plinio Perilli a Marcello Vitale

Marcello caro,
                   sono due giorni che sto sintetizzando un breve brano
sulla tua arte, ma non è facile, perché sei DAVVERO poeta, scrittore
eclettico, e non è giusto schematizzare.
   Ho però ripreso il saggio intero che già t’avevo dedicato,
e ho ritagliato un brano – poche righe – che puoi intanto far girare…
Ecco qua, a presto, un abbraccio
                                                               Plinio

Poeta etico, esemplare, epigrammista sensuoso innamorato della vita e suo
raccontatore per affranto, infranto romanzo o specchio d’elegia, Marcello
Vitale – ci piace dirlo, giurarlo – è poeta vero, capace di varcare ogni
campo e vicissitudine del suo operato, ogni lido d’esperienza, serbando una
luce tutta propria d’esperienza, dunque fiammella d’Umano, oro di
moralità…