“La bellezza dell’asino – l’inganno della giovinezza”

di Stefano Grimaldi

[…] Sì, Signor Gray, gli dei sono stati buoni con lei. Ma ciò che gli dei danno, lo riprendono presto. Lei ha solo pochi anni per vivere realmente, perfettamente, pienamente. Quando la sua giovinezza se ne sarà andata, la sua bellezza la seguirà e allora scoprirà improvvisamente che non ci saranno più vittorie per lei.”

Quando si pensa alla bancarotta della bellezza che se ne va, la mente e la memoria corrono facilmente a Oscar Wilde, specialmente nel suo celeberrimo e inquietante Ritratto di Dorian Gray,romanzo straordinario e geniale capace di descrivere la trappola della bellezza già nelle poche e densissime righe in citazione.

La bellezza è una “cambiale in bianco” con la società, che scade improvvisamente senza preavviso.

La natura elargisce a tutti i cuccioli un’avvenenza temporanea per garantire la loro sopravvivenza, ma affidarsi solo ad essa per poi navigare da adulti significa rimanere disarmati.

Arthur Schopenhauer ci parla di Inganno della natura, smontando l’arroganza della giovinezza definendola un’illusione ottica dovuta alla mancanza di prospettiva storica personale, mentre in un altro passaggio riflette su come le risorse facili della gioventù portino a sottovalutare la necessità di prepararsi per il futuro:
“Uno dei compiti principali della giovinezza dovrebbe essere quello di imparare a sopportare la solitudine e l’assenza di applausi, poiché è lì che si misura la vera autonomia dell’individuo.”

Dunque, quando si è giovani, fra le diverse cose che si trascurano di considerare, difficilmente si pensa al “poi”. Soprattutto se si è belle o belli.

La giovinezza crea di per sé una certa cecità dei rischi; nei belli particolarmente la frizione e la frustrazione del rifiuto.

Il titolo dell’editoriale si rifà a un modo di dire parecchio antico che premia l’ essenza, la solidità, piuttosto che l’apparenza, la quale, quando svanirà farà emergere tutti i limiti nascosti di chi avrà più o meno consapevolmente illuso di essere – ma non è – appariva.

L’asino invece è utile, affidabile, resistente, non bello in senso canonico. La sua bellezza è nella sostanza.

Quando si pensa quindi alla bellezza come una benedizione, esaminare da quest’ottica la situazione non è una soddisfazione invidiosa, bensì un lato rovescio che ogni moneta ha.

Tutto, in natura, trova sempre un proprio equilibrio dare-togliere.

Appurato questo, è il dopo che complicherà la gestione e accettazione di questo superpotere impermanente. Quando serviranno le competenze di riserva.

In ogni caso, care e cari belli, ecco la realtà di tutti noi in una riga:

“I giovani lottano con le illusioni, gli adulti con le delusioni, i vecchi con i rimpianti.”

– Benjamin Disraeli