Il fresco, perenne ricordo di Plinio Perilli

di Marcello Vitale

Non sono passati ancora tre mesi da quando, il 30 maggio 2026, il mio amico Plinio Perilli – illustre critico letterario, poeta e saggista – è scomparso, così senza preavviso, all’improvviso, in discreta sordina, in linea col suo personaggio soft, senza invasioni di campo bensì, da par suo, elegante anche nel sorriso accennato, quasi mesto che lo connotava illuminandogli il viso;

lo conoscevo infatti bene Plinio: non osava pensare a ripide ascese, scalate, tutt’al più a qualche passeggiata in sordina con un amico al fianco, senza chiasso, non di rado lungo ombrosi viali alberati dove parlando sottovoce, quasi in sussurro, le anime e le menti coniugati si schiudono.

Ciao Plinio, forse potrò incontrarti ancora in quel baretto sotto casa in cui solevamo trovarci abitando vicini nella grande città di Roma (nella quale spesso ci si sente dispersi, affaticati, troppo anonimi anche essendo noti, dove ci può scappare lo svelto saluto di un passante solo nel tuo quartiere, sempre sfuggente, di corsa, quasi marziano); tra noi si discuteva di tutto – vero Plinio? – oltre che di letteratura pure di Giustizia, spesso di quella che non funziona, ci si confrontava pacati, senza enfasi, come è accaduto in occasione del recente referendum, sì no, no sì, senza mai scadere nella zuffa, nella rissa, bensì placati, solo animati dal fraterno piacere dello stare insieme, sorbendo un buon caffè in santa pace, come si usava un giorno.