di Stefano Grimaldi
«Dannati! Avete fatto saltare tutto!» – George Taylor
Elon Musk vuole colonizzare Marte.
La domanda di interesse generale dovrebbe essere se sarà una necessità dovuta alla sovrapopolazione ovvero non solo troppa gente ma troppa gente rispetto alle risorse disponibili, alla nostra dabbenaggine nella gestione del pianeta oppure alla brama di conquista insita nella natura predatoria dell’Uomo.
I FATTI
Non esiste alcuna prova verificata di civiltà extraterrestri. I fenomeni aerei non identificati (UAP) trattati nei report governativi e nelle commissioni congressuali restano fenomeni privi di correlazione con intelligenze aliene.
Il focus astrobiologico e la ricerca attuale non cercano “astronavi”, ma biosignatures atmosferiche tramite il James Webb Space Telescope (es. rilevamento di gas come metano, anidride carbonica o dimetilsolfuro su esopianeti cioè pianeti che non ruotano attorno al sole, ma nella fascia abitabile come K2-18b) e microrganismi all’interno del Sistema Solare (su Marte, Europa ed Encelado).
La discrepanza tra l’alta probabilità statistica di vita nell’universo (Equazione di Drake) e la totale assenza di segnali rilevati solleva l’ipotesi del “Grande Filtro”: uno sbarramento evolutivo o tecnologico che impedisce alle civiltà di sopravvivere o comunicare a lungo termine.
Il Valore Filosofico della ricerca – la seconda Genesi
Trovare anche una singola forma di vita indipendente sulla Luna di Giove ad esempio, dimostrerebbe che la biologia è un imperativo cosmico e non un’anomalia nostra e terrestre.
Un avvenimento del genere offrirebbe una prospettiva capace di ridimensionare le dispute terrestri di fronte alla vastità dell’universo.
Espansione Coloniale o Esplorazione?
Tornando al desiderio di Imperialismo cosmico di Musk: Il rischio concreto risiede nella transizione dalla ricerca pura alla corsa al profitto mirando ad esempio alla estrazione mineraria sugli asteroidi, all’appropriazione di orbite e risorse lunari.
Ripetere nello spazio le logiche egemoniche del colonialismo terrestre è il principale rischio etico.
I protocolli internazionali impongono di evitare sia la contaminazione biologica diretta (portare batteri terrestri su altri corpi) sia quella inversa (rischio biohazard nell’importare campioni).
Se incontrassimo forme di vita non intelligenti o ecosistemi primordiali, quale diritto avrebbe l’umanità di alterare quegli ambienti per la propria espansione?
Il grande nodo risiede quindi nella distinzione morale tra ascoltare per comprendere (scienza) e occupare per estrarre (colonialismo spaziale).
La vera prova di maturità di una specie non è la capacità tecnologica di colonizzare una galassia, ma la saggezza di rispettare ciò che trova.
Esattamente e concettualmente come fa il mondo animale da milioni di anni.
Vi sprono ad andare a rivedere un capolavoro del cinema : Il Pianeta delle scimmie con Charlton Heston, film di fantascienza del 1968 diretto da Franklin J. Schaffner, il cui finale inquietante, è drammaticamente ancora attuale e sconvolgente all’epoca.
