UN SOLO DIFETTO

di Stefano Grimaldi

“Gli animali hanno un solo difetto: si fidano degli umani” — Dogman

Non si inizia un articolo col gerundio, mi dicevano a scuola. Chissenefrega. Inizio invece con libertà stilistica.

Evitando il rischio di cadere nella “retorica misantropa” seppur la situazione mi sia sempre più simpatica, scrivo quanto segue più per me che nella speranza che una certa umanità riesca a guardarsi dentro. La mia statistica personale – ormai dentro la terza età – e l’offerta generale antropologica mi hanno già convinto, da un pezzo, di quanto ho assodato, accumulando prove su prove. Ho un inventario.


Gli animali hanno uno sguardo che non giudica, non è filtrato dall’utile conveniente, non ha sovrastrutture, non ipotizza l’abbandono e il tradimento della fiducia, dell’affetto.

LA NUOTATA ECHELON

Ho visto un filmato straordinario: un’orca in mattanza che, nel pieno della ferocia, insegna a nuotare a un cucciolo di delfino rimasto senza madre. Non è solo natura: è una contraddizione incarnata, un paradosso etologico che sembra scritto per sabotare ogni nostra idea di “ordine morale”, e nel contempo dimostra come un equilibrio primordiale e violento come l’alimentazione quale necessità, non perde l’istinto materno verso un’altra vita fragile.

La “nuotata echelon” non è un termine dell’etologia marina, ma un’espressione usata da alcuni osservatori e ricercatori per descrivere un modo specifico di nuotare dei cetacei, soprattutto delfini e orche, per agevolare un cucciolo che si posiziona a fianco dell’adulto, leggermente arretrato, sfruttando la scia idrodinamica, facendo così meno fatica. E’ una forma di protezione materna, atavica.

Il mondo animale non spreca vite contro natura.

In questo cortocircuito predatorio, prevale comunque l’istinto pedagogico e vitale.

Tutto è perfetto. Tutto crolla quando il mondo animale che ti dà fiducia viene tradito come viene tradito il toro dal suo allevatore che lo consegnerà agli aguzzini del macabro spettacolo della corrida. Ecco tutto il nostro fallimento etico.


Fedeltà e Opportunismo, Gratitudine e Oblio, Misura e Avidità.

Non sarà esercizio difficile attribuire ognuno di questi sostantivi a un Uomo o a un animale.

Per non cadere nella condanna sterile e fin troppo facile, la vera tragedia è che abbiamo delegato a loro le virtù che un tempo definivano noi umani: empatia, lealtà, capacità di amare senza calcolo.

E invece di imparare osservandoli, migliorandoci, ci si attacca a loro, carezzandoli, scaricando le nostre frustrazioni, chiedendogli di fare tutto il lavoro e spesso finendo col tradirli nei casi particolari della codardia e dell’egoismo su tutti.

Eh si: «Chi è crudele con gli animali non può essere una buona persona.» – Schopenhauer