DOPPELGÄNGER – IL GEMELLO MALIGNO

Stefano Grimaldi

“L’uomo non è veramente uno, ma veracemente due.”
— Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Mr. Hyde

Il fantasma di noi stessi, a volte, ci cammina troppo vicino.

Sarà capitato anche a voi un martedì qualsiasi, dopo molto tempo e altrettante occasioni di frequentazione, che improvvisamente accade qualcosa per cui ci domandiamo: ma chi avevo davvero davanti?

Ecco. L’ombra che cammina al nostro fianco non riguarda solo i mostri che nascondiamo dentro di noi. Riguarda la nostra costante cecità nei confronti degli altri.

Evidentemente la sola esperienza o preparazione professionale, per fine che possa essere, trova sempre il modo di essere smentita e l’essere umano di sconfessare le nostre certezze.

Probabilmente perché la natura umana è un iceberg, non alludendo al freddo, ma alla sua parte immersa.

Sfugge troppo spesso il fatto — già trattato in parte in un articolo pubblicato qui su Altrafonte (“IL MONDO È PIENO DI BRAVE PERSONE CHE FANNO COSE ORRIBILI”) — poiché abbiamo la tendenza a vivere nella menzogna percettiva che la versione pubblica di una persona sia l’unica esistente, dimenticando che l’animo umano è un teatro di quinte e sotterranei inesplorati e inesplorabili a volte.

Non vedere questa scissione ha costi altissimi, portandoci al trauma del tradimento quando la facciata crolla, avendoci esposti alla manipolazione di chi usa la cortesia come un’arma, e condannandoci all’idealizzazione tossica dell’amore rivolto più verso i fantasmi che verso la realtà dell’essere umano. Insomma, vediamo quello che crediamo o vogliamo vedere, soprattutto se ci manca.

Ma il doppelgänger non è mai del tutto invisibile.

A volte si manifesta come una storia che sembra lontana, e invece ci riguarda da vicino.

“Parigi, primi del Novecento: iniziano a sparire delle donne. Non c’è un grido, non c’è un indizio.

Solo una promessa: un uomo distinto, educato, rassicurante, che offre protezione in un periodo di incertezze. Le donne lo seguono perché sembra l’unico volto gentile in una città che non perdona. E poi svaniscono.

La polizia non capisce. I vicini non sospettano. La società non vede. Perché l’uomo in questione è irreprensibile: cortese, ben vestito, rispettabile. La sua facciata è così perfetta da diventare un alibi.

Quando finalmente la verità emerge, il nome che appare nei giornali è quello di Henri Landru, conosciuto come“Barbablù”.

Un uomo che incarnava due identità incompatibili: la gentilezza come esca, la violenza come verità. Il doppio non era un sosia: era la parte sommersa dell’iceberg umano, quella che nessuno vede finché non è troppo tardi.

Barbablù è un promemoria che il doppelgänger non è un fantasma: è la versione pubblica di una persona che nasconde la sua verità dietro la cortesia. E lo incontriamo ogni volta che qualcuno ci offre sicurezza con una mano e, con l’altra, prepara la porta proibita.

Imparare a riconoscere il doppio negli altri è questione di sopravvivenza e tutela. Motivo per cui si rende necessaria un’osservazione lucida più che una visione emotiva basata su desideri, carenze, immaginari, traumi, vuoti da colmare.

Lo so, è difficile digerire il fatto che possa essere una fregatura usare solamente il cuore.

«Una buona stufa è sempre utile.» — Barbablù, Henri Landru