IL VALORE DEL CULO

Stefano Grimaldi

«Sulla cima più alta del mondo si può stare seduti solo sul proprio culo.» — Michel de Montaigne

Michel de Montaigne, uno dei più grandi pensatori del Rinascimento e inventore del saggio moderno, lo aveva capito con quattro secoli d’anticipo.

La sua provocazione smantella in poche parole l’illusione della superiorità, quella convinzione che la società continua a coltivare con ostinazione: confondere la sedia con l’uomo.

L’altezza del trono — che oggi chiamiamo fama, followers, conto in banca o posizioni di potere — non cambia la natura anatomica di chi vi siede sopra.

Eppure, chi sta in alto viene percepito come migliore, più dotato, quasi sovrannaturale; mentre chi resta a terra, magari con un talento immenso ma senza una tribuna a cui mostrarsi, diventa invisibile.

La vera differenza che il gioco del successo nasconde non è nella qualità della persona, ma nell’altezza del piedistallo su cui il caso, le relazioni o il momento storico l’hanno posizionata.

I terreni fertili non sono distribuiti equamente.

Il paradosso è antico: persone ordinarie che accumulano fama e ricchezza, mentre geni indiscussi rimangono nell’ombra o “a battere il piccone in ferrovia”.

La storia è piena di talenti che non hanno mai incontrato il loro pubblico, e di pubblici che hanno incoronato talenti inesistenti.

Le differenze che non si vedono

Nell’ipotetico gioco del Trova le differenze tra chi ce la fa e chi resta in ombra, i fattori decisivi raramente risiedono nel valore assoluto dell’individuo, ma sono altrove, piuttosto in una combinazione di forze esterne, congiunzioni astrali, buchi neri, scontri fra galassie e strategie invisibili:

  • Capitale sociale — Il luogo in cui nasci è il primo vero vantaggio competitivo. Non offre solo opportunità: insegna il codice culturale per muoversi tra chi decide. Non lo scegli tu. E’ culo.
  • Visibilità vs. eccellenza — Il mondo di oggi non premia il più bravo, ma il più visibile. Il talento non raccontato resta un segreto.
  • Fortuna e timing — Essere nel posto giusto al momento giusto con la competenza giusta. Molti falliscono perché arrivano fuori tempo. Spesso quindi, il timing giusto è culo.
  • Rischio e fallimento — Chi ha meno talento usa compensare la carenza con l’audacia, avendo poco o zero da perdere. Non pensa con abitudine. Va a culo. Chi è invece molto dotato si paralizza nella ricerca della perfezione o nello scandagliare tutte le possibili conseguenze, comprese quelle contro.
  • Il mercato — Il successo arriva quando ciò che sai fare intercetta un bisogno collettivo. Essere un poeta romantico in un mondo che premia la musica ipnotica o dadaista – così per dire – è già una partenza in salita. Su questo aspetto si potrebbe scrivere un’ altro articolo dedicato alle scelte di vita e di formazione…

Gli “invisibili” non sono persone prive di valore: sono vittime di un’equazione in cui il talento è una variabile che senza la stagione giusta non prospera.

La differenza dunque non è quasi mai chi sei ma: dove sei, quando ci sei, a chi ti rivolgi e chi ti capisce o meno.

Il caso clamoroso di Tesla

Nikola Tesla ha gettato le basi dell’elettricità moderna, della radio, del motore elettrico.

Eppure, morì in povertà e solitudine, superato dalla fama e dal pragmatismo commerciale di Thomas Edison che seppe sfruttare con maggiore opportunismo il palcoscenico. Storia lunga e controversa del concetto di genio anche questa.

Quasi dimenticavo. Nella foto c’è l’autoritratto di uno già visto da qualche parte, sul cui riconoscimento postumo e sulla assurdità della svalutazione del suo talento in vita, ancora mi interrogo.