TI ODIO

Stefano Grimaldi

(nella foto Saturno che divora suo figlio – Goya, spiegazione del dipinto in calce)

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“Siamo ciò che facciamo.” — Sartre

Caino e Abele

È il primo modello culturale dell’odio umano, pur non essendo un fatto storico.

Nasce quindi da lontano, da molto lontano.

Invidia, rivalità, percezione (a volte errata) dell’ingiustizia, gelosia, competizione e molto altro elaborato alla peggio, sono solo le basi d’ingresso.

L’ odio verso il prossimo è un modo primordiale di organizzare un conflitto creato in aggiunta da frustrazione, volontà di controllo, potere, ostilità, desiderio del male dell’altro, narcisismo nel suo significato più profondo e psicologico…

Un processo dunque tutto umano complesso e complicato che non nasce di botto da un impulso ma necessita di un procedimento.

L’ odio nasce sempre dal basso. Questa è una verità provata e scomoda della natura umana poiché esso è una mancanza che germoglia nelle crepe di tutti quei sentimenti descritti sopra.

L’ odio è il comportamento drammatico di chi, incapace di elevarsi attraverso una costruzione sana, non può che cercare di distruggere il prossimo.

L’ odio è principalmente (a insaputa dell’odiatore) una metastasi che distrugge chi lo possiede e lo esercita; consumando pian piano, creando sempre più aridità, esclusione, isolamento.

L’INNESCO

Qual è allora la scintilla?

La risposta è che – quasi sempre – non è un difetto del prossimo ma una sua qualità.

Avete presente la frase: si odia sempre ciò che si vorrebbe essere o avere e non si riesce?

Prendiamo la bellezza altrui. Una qualità che, nel debole, mina la sua già bassa autostima.

Ecco che il processo perverso di cui si accennava in apertura inizia a scatenare il desiderio di deturpare, sminuire, svilire o trovare difetti per pareggiare un divario percepito come ingiusto.

Un altro esempio classico è il successo altrui : specchio spietato per chi è rimasto fermo al palo della vita, il quale o la quale invece di chiedersi che o quanta disciplina ci sia stata dietro una vittoria, preferisce attribuire la riuscita alla fortuna o a mille altre elucubrazioni.

La costruzione di viaggi inesistenti da parte dell’ odiatore non finisce certo qui.

IL DISINNESCO

L’ odiatore – l’ odiatrice sono anime perse, disperate, non risolte, vittime di se stesse e dei propri fallimenti che si moltiplicano all’infinito perché la cifra di partenza usata è sbagliata, e mai corretta facendo una seria autoanalisi migliorativa. Ma per questo servono la volontà di voler cambiare, la lotta contro il narcisismo e la conoscenza. Insomma un impegno.

Per un buon inizio, seppur pigro, sarebbe invece bastato leggere un’ aforisma di Seneca, metabolizzarlo, e lavorarci un po’ su.

Entrare nel meccanismo dell’odiatore ponendosi su quel piano e ricambiando, alimenta lui/lei e consuma te. E quel terreno di scontro si trova molto in basso. E, come si dice nei film, “non è mai un buon affare”(vedremo nell’aforisma conclusivo).

Eh si, l’ odio nasce – più spesso di quel che si crede – da ciò che non si riesce a essere.

“Prima di imbarcarti in un viaggio di vendetta o di odio, scava due tombe.”
– ​Confucio

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​Nella foto : Saturno che divora i suoi figli – Francisco Goya

Perché Saturno divora suo figlio? Goya trasforma il Titano mitico in una metafora dell’odio: il potere che teme il futuro, la persona che distrugge ciò che potrebbe superarla, detronizzarla. Come l’individuo che consuma ciò che non riesce a essere. Saturno diventa l’odio nel suo modo più autosabotante: un vecchio terrorizzato dal perdere il proprio potere.