EDITORIALE – Stefano Grimaldi
«Ogni santo ha un passato, e ogni peccatore ha un futuro.» — Oscar Wilde
Cristologo, Cristianologo, Cattolico, Bigotto. Fermati. Respira.
Non etichetto persone, ma atteggiamenti che tradiscono “il messaggio”.
In pochi minuti racconto qualche fatto non strumentalizzato, perché non comincerò certo ora a coprirmi dietro di Lui.
In duemila anni, molte narrazioni hanno raccontato Gesù in modi che, a mio avviso, lo hanno tradito.
UN PIZZICO DI ARROGANZA
Proviamo — con quella ironia che gli sarebbe stata congeniale, non certo con la tetraggine del Venerabile Jorge de Il Nome della Rosa — a restituirgli una dimensione più umana di quanto gli è stata cucita addosso. Una dimensione a immagine e somiglianza nostra, prima di traslare tutto questo in una visione più realistica del fondatore del Cristianesimo.
Nei millenni, con una chirurgia tutta soggettiva, gli abbiamo tolto la polvere dai piedi delle lunghe camminate che amava fare; le tavole imbandite che considerava momenti sociali altissimi, soprattutto quando erano abitate da persone scomode e donne “complicate”; le discussioni accese, la rabbia, la stanchezza, le lacrime. Il pregare in solitudine, non in Chiesa.
Lo abbiamo trasformato in un’immagine talmente perfetta da renderlo irraggiungibile. Cosa che, secondo le mie letture della sua vita, non avrebbe mai voluto, Lui.
Analizzando bene i Vangeli, a mio avviso, emerge un uomo con una predilezione precisa verso quelli che la società preferiva tenere a distanza.
Insomma, un’etichetta costruita dagli uomini che non coincide con ciò che, nella mia interpretazione, Lui ha sempre professato. Una semplicità universale travisata fino a diventare timore, distanza, doratura regale. Tutto ciò che non ha mai cercato.
I santi non sono nati tali, e i peccatori non sono condannati a esserlo per sempre. La perfezione, quando esiste, è fatta di complessità e paradossi umani che molti non vedono.
Se partiamo dal presupposto che la verità raramente è semplice — e quasi mai linda — ma complessa, faticosa, spesso sporcata dai difetti umani che la accompagnano, allora è evidente che abbiamo creato un’immagine irreale e fuorviante. Una costruzione artefatta, comoda, strumentale. In che cosa? Ad esempio nella ricchezza materiale che nel tempo gli abbiamo cucito attorno, come se fosse una considerazione alla quale teneva o avesse mai alluso.
Su questa confusione umana, così distante dal messaggio cristiano autentico, San Francesco aveva le idee chiarissime.
Gesù, nella mia lettura, non ha mai chiesto purezza assoluta o distacco metafisico dalla realtà umana come un faraone: ha chiesto verità e onestà. Per questo si circondava di gente storta e di vite sbagliate; perché erano cose vere.
Se c’è una cosa che i Vangeli, secondo me, mostrano con ostinazione è questa: Dio non ama i perfetti. Ama quelli che non fingono di esserlo. I bastardi, appunto. Gli unici che non hanno paura di guardarsi allo specchio per ciò che sono davvero, e non pretendono di rappresentare ciò che nessuno ha mai chiesto loro di incarnare — soprattutto in certi modi.
Se Dio ama i bastardi, che chiesa, che fede, che etica ne consegue?
A Dio, ne sono certo, piacciono anche i coraggiosi.
hallelū-Yah
