SONATINE – L’ unico vero confronto è con se stessi.

di Stefano Grimaldi

“Non si può sfuggire a se stessi. Tutto ciò che non è affrontato ritorna.”

Hermann Hesse

Negli anni 90, uscì un film capolavoro del Maestro di cinema giapponese Takeshy Kitano, chiamato appunto Sonatine.

Il film narra di gangsters Yakuza, dal destino segnato, che in un qualche modo rocambolesco, fra omicidi, sensi di colpa, vita dissoluta e fuga ultima su una spiaggia dove si abbandonano a leggerezza e giochi infantili, cercano di fuggire alle proprie responsabilità, alle colpe commesse in vita e all’ineluttabile destino.

Una metafora poetica di vite spezzate, corte, tutto sommato tristi e dalla innocenza forse mai perduta, ma di certo oltraggiata da scelte errate.

Si può dunque cercare di fuggire dai luoghi, dalle persone, dai misfatti ma mai da se stessi.

Esiste un momento nell’esistenza di ognuno, chiamato resa dei conti, il quale con una efficacia piuttosto western, ci pone di fronte a pacificazioni, rese, riequilibri o finali drammatici spesso più per uno che per gli altri. E, solitamente, chi ci perde, è tutto sommato chi non ha saputo gestire bene le proprie difficoltà caratteriali profonde.

Un momento nodale durante il quale si affaccia la necessità di trovare pace, purchè esista una coscienza; anche se sporca o labile. Tanto basta per poter placare un conflitto interiore originatosi dal dolore di aver sbagliato con qualcosa, con qualcuna, con qualcuno.

Anche l’egoista, a suo modo tossico, vive una prigione del rimpianto.

Egli o ella, a differenza della persona più equilibrata però, non è facilmente in grado di trovare la strada giusta di ritorno e redenzione. Fosse anche solamente per una qualità con la quale l’egoismo non va d’accordo, ovvero il coraggio.

Quello di saper dire ho sbagliato. Quello di ammettere senza sentirsi debole (perchè la debolezza è cedere all’ego). Quello di cercare una versione decente e socialmente utile di sé.

Una occasione di rinascita insomma.

L’autoconfronto, sapendo che può esistere una “non assoluzione”, è un fardello insopportabile per quei tanti che, alla fine, preferiranno sempre la fuga seppur incollata al rimpianto e a una tensione che non ti abbandonerà, anche se penserai di poterla coprire…per poco.

Alla fine, ciò che resta è una scelta, perchè l’unico vero confronto è con se stessi.

Un pensiero breve…come una sonatina.

“Ovunque tu vada, ti porti dietro te stesso.”

Seneca