di STEFANO GRIMALDI
L’approccio a questo argomento mira a superare ogni tentazione che sia woke o escludente, settaria, elitaria, riconducibile a certezze di inferiorità razziale, suprematismi o fobie di ogni genere.
Quindi, proviamo a fare giornalismo, ovvero: dati reali, radici sociologiche, percezioni, realtà, quotidianità urbane, involuzioni eventuali.
Anatomia di una subcultura estetica, nichilista e di frizione sociale
Il “maranza” si è capito che ormai, involvendosi, è passato da trend cafonal a subcultura post pandemica capace di ridefinire la geografia delle nostre città, composte da un dilagante e profondissimo disagio giovanile, riesumato dalla sua stessa versione 1.0 che già negli anni ’80 – in particolare a Milano – imperversava come tipologia poco raccomandabile nata dalla crasi gergale fra zanza (nel linguaggio urbano lombardo significa persona poco affidabile, truffaldina, tamarra, incline alla rissa) e marocchino.
Quasi nulla di nuovo, insomma. Alcune mode hanno il vizio di risorgere ispirandosi a ciò che decadi o secoli prima hanno avuto successo.
LA REALTÀ STATISTICA (Eurispes, Viminale, Save the Children)
Senza minimizzare ma senza cedere al panico morale, i dati ufficiali sulla criminalità minorile in Italia offrono una fotografia non poco complessa.
Secondo i report del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, le segnalazioni complessive di minori denunciati o arrestati hanno visto un aumento sul lungo periodo (circa +15% dal 2010 al 2022), mentre i dati più recenti (2022 2023) mostrano una sostanziale stabilizzazione, con una leggera flessione dei reati tradizionali da strada come i furti (-12,9%) a fronte però di un aumento delle rapine (+11,4%) e delle lesioni dolose.
Non è un fenomeno puramente straniero. La divisione tra minori italiani e stranieri denunciati è quasi paritaria, a dimostrazione che la matrice è: l’estrazione sociale, la periferia, la marginalità economica.
Un’indagine di Save the Children evidenzia come il comportamento violento (zuffe, risse tra gruppi) riguardi circa il 17% dei maschi adolescenti, strettamente correlato a disagi relazionali con scuola e famiglie.
Realtà vs Allarmismo
Questo è il vero nucleo dell’articolo. Quello che ci deve interessare.
Si avverte una forte insicurezza: secondo i dati Eurispes, la microcriminalità da strada è la prima fonte di preoccupazione per il 36,9% degli italiani, ben davanti alle gang giovanili strutturate (17,4%).
Tuttavia, lo stesso rapporto evidenzia che oltre un quarto della popolazione (26,5%) ritiene che i mass media offrano una rappresentazione eccessivamente allarmistica e polarizzata del fenomeno.
Il “maranza” spaventa per quello che fa e per l’occupazione dello spazio pubblico, diffondendosi con forza, dominando la scena, dilagando senza controllo; e senza l’impressione che vi sia un governo territoriale efficace nell’arginare o stoppare il fenomeno.
L’atteggiamento del maranza è profondamente nichilista. Egli stesso è un annullatore di valori. Un distruttore di fondamenti. Di quelle stesse infrastrutture morali che non sa riconoscere come utili alla sua emersione dal fango delle sabbie mobili del suburbio. Né sa dove e come cercare.
La loro è la risposta sbagliata di una generazione cresciuta dentro crisi economiche sistemiche, vero -disuguaglianze radicali, vero – ma anche con responsabilità proprie, sia ben chiaro: partire dal basso non è garanzia di futuro segnato. Non è matematica.
La banda offre loro (credono) quell’identità e quella protezione che le istituzioni tradizionali non riescono più a garantire. Aspetto nemmeno questo vero, altrimenti non si spiegherebbe il perché di una parte di mondo che fa – nonostante tutto e contro tutto – il proprio dovere sociale con ammirabile coraggio quotidiano. Quindi, la sola giustificazione sociologica in nome dell’inclusione è anch’essa fallimentare.
Piuttosto, sicurezza e inclusione non sono antitetiche, ma complementari.
Continua, a mio avviso (brevissima digressione da opinionista), a sfuggire uno di quei concetti etici di cui molti ignorantemente o strumentalmente si riempiono la bocca, ma poi, nei fatti, tradiscono: la responsabilità.
Anche se a fatica, gli Stati più organizzati ed evoluti mettono a disposizione servizi, lotta alla dispersione scolastica, modelli culturali di riferimento, rispetti religiosi… ma bisogna ammettere che esistono nature umane perverse che vogliono vedere solo il mondo bruciare. Ecco perché il concetto citato sopra è a disposizione eccome di chi vuole davvero “cambiare”, nonostante le carte ricevute alla prima mano.
La “gang” o il gruppo dei pari diventa l’unica agenzia educativa rimasta, secondo loro.
Il maranza, in realtà, è uno specchio fedele e deformato della nostra società: individualista, ossessionata dall’apparire, consumista, iper connessa (si filmano le risse), aggressiva… ma in branco, e profondamente sola. Sono i figli legittimi del nostro tempo.
La conquista del centro storico cittadino è una frontiera. È la dimostrazione che riescono a riappropriarsi – nel modo più subumano possibile – del Castello. È la rivalsa antropologica più ottusa e miope che possa essere messa in atto da un essere umano che, invece di trovare una via sana d’accettazione, seppur faticosa (a volte anche meno faticosa di quello che può essere stata per molti di noi), cerca la via più rabbiosa, con l’illusione di guadagnare dello spazio.
Molti maranza rifiutano il cosiddetto modello paterno: ecco che, invece di scegliere la via dell’integrazione silenziosa e del sacrificio, rifiutano questa narrazione, che percepiscono come subalternità. Non vogliono “integrarsi sottomettendosi”, vogliono imporsi. Mentre così facendo rimangono sempre dei crossover, senza capitalizzarne i valori derivanti da quella fusione di culture e stili che ne costruirebbe una figura più complessa, più fluida, più interessante da raccontare. Attuale, ma in modo positivo.
“È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei.”– Jean Paul Sartre
