LA CATENA DELLA DEBOLEZZA

di STEFANO GRIMALDI

«Il risentimento è la vendetta dei deboli.»

– Nietzsche

(N.D.R. Per praticità uso il maschile come forma inclusiva)

Sono le 9 del mattino; il capo ufficio urla contro l’impiegato. L’impiegato, torna a casa e si sfoga con il partner; il partner sgrida – ingiustamente – il figlio. Il figlio, il giorno seguente bullizza il compagno più timido.

E’ iniziata così, con gesti quotidiani che ci hanno anestetizzato: la piramide del basso.

La rabbia sociale accumulata e trasmessa per proprietà transitiva diventa energia cinetica tossica che viaggia sempre nella stessa direzione: dall’alto verso il basso. È un contagio.

L’ILLUSIONE DELLA FORZA

Chi aggredisce un debole non è forte, sta solo cercando un “terreno sicuro” dove depositare la propria frustrazione.

La sua è l’incapacità di reagire di fronte al vero oppressore, che spinge a cercare una vittima sacrificale.

Viviamo in una società che premia la competitività più che mai, il cui risultato è una massa di persone “deboli” che per incapacità e paure si trasformano in “bulli” non appena trovano qualcuno che non può difendersi.

Ma cosa succede quando questa catena non si spezza?

EFFETTO BOOMERANG

Quando in un qualche modo – pure se è passivo-aggressivo – aggredisci qualcuno pensando che non ci saranno conseguenze, quel “debole” non reagirà contro di te direttamente, ma alimenterà una società sempre più tossica.

Quella tossicità prima o poi tornerà indietro, sotto forma di rapporti scadenti, di un incidente stradale causato dal nervosismo, o di una diffusa sfiducia comunitaria e metastatica.

INQUINAMENTO PUBBLICO

Creatasi dunque la catena della debolezza, iniziamo ad averne immediatamente e in continuazione riflessi gravi e gravissimi (normalizzati) sui social network.

Ormai divenute piattaforme senza controllo, nelle mani di tutti e di chi non sarebbe in grado di gestire nessun tipo di emozione; figuriamoci di responsabilità o valore.

Perfino ai mondiali di calcio vediamo fra immagini virali che aumentano la fiducia nel mondo, scene fra tifosi o atleti stessi che simulano gesti da tagliagole verso gli avversari, decretando la morte del valore sportivo. Se l’umanità si salverà, lo dovremo“ai meno”.

I veri forti che, nonostante tutto e tutti, non perderanno mai speranza ed equilibrio.

COME SI SPEZZA LA CATENA

E’ troppa la tentazione di fare un moralone da accademia della bocciofila.

Spezzare questa maledetta catena che si alimenta in continuazione e che è parte della natura umana più debole e deprecabile, forse non è estinguibile ma affrontabile.

Basterebbe, anche senza essere intelligenti, diventare pragmatici per interesse. Perfino lucidamente egoisti nel calcolare che non ti conviene. Mai.

Perchè è un atto di difesa sociale se non si vuole finire tutti nel fango.

Per capire che siamo tutti connessi non serve Socrate. Si finisce sempre schiacciati dalla propria rabbia.

La rabbia data trova sempre una strada per tornare. È un esperimento dal risultato infallibile.»