IL CESTINO DEI RIFIUTI

di Stefano Grimaldi

Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a una comprensione di noi stessi.”
— Carl Gustav Jung


PREMESSA

Quel visionario della psiche di Gustav Jung ci suggerisce che chi ci attacca, sta cercando di combattere le parti di sé che non riesce ad accettare.

Raggiunta quindi una certa età (non troppo adulta), ritengo che sarebbe opportuno curarsi, attraverso la consapevolezza di questo concetto della proiezione sugli altri, dalle proprie frustrazioni o insoddisfazioni.

Le persone tossiche e irrisolte dunque, necessitano di cestini dell’immondizia nei quali riversare il proprio pattume interiore.

Questa scoperta del genio svizzero, a mio avviso, fa il paio con un’ altro pensiero perfetto di quello straordinario filosofo prussiano chiamato Nietzsche, il quale vedeva un mondo pieno di persone che vogliono che tu sia come loro per sentirsi meglio con se stesse.

Due macigni, scagliati da due giganti del pensiero, capaci (in chi li sa accogliere-capire-accettare) di denudarti completamente, indicandoti una quantità infinita di autoriflessioni verso una dura ma intellettualmente onesta ricerca della migliore versione di te e del tuo rapporto col mondo.

Processo non certo facile, perchè dipendente dalla onestà intellettuale soggettiva e la voglia di guardarsi dentro (anche quanto schifo fai), migliorarsi, faticare.

IL RISCHIO

Esiste una tipologia di persone in contrapposizione a quelle appena descritte, è l’ascoltatore. Dote rara, molto strumentalizzata.

Il problema di queste persone risiede nel porsi, generosamente e senza calcolo di tornaconto, in una linea molto sottile fra l’essere il porto sicuro sul quale poggiare i propri sfoghi o diventare uno sfogatoio emotivo. Un cestino dei rifiuti, del quale non ci si preoccupa cosa e quanto gli butteremo dentro; in modo indifferenziato.

ASIMMETRIA DELLA RELAZIONE

Il camion della nettezza urbana, fattosi uomo o donna, dopo aver scaricato la propria immondizia, se ne va. Leggero. Leggera. Senza riflessione sullo sversato al prossimo e tanto meno sull’incidenza che questo comportamento crea o creerà nel ricevente in termini di smaltimento dei rifiuti.

Finendo di giocare coi parallelismi, la questione si fa seria.

Il prossimo tuo, non si occupa dei tuoi bisogni; essi pensano che…no, mi correggo, non pensano a nulla che ti riguardi, anzi, se rilevi a loro questo squilibrio relazionale, troverai un paradosso della gentilezza, il quale si manifesterà facendo diventare te, colui o colei, che hanno l’ego ipertrofico.

CONCLUSIONI – LA TEORIA DEL FUNERALE

Per chi si fosse trovato o continuasse a trovarsi coinvolto in questa maglia tossica, incapace per mille motivi di porre confini “giusti” ed equilibrati laddove equilibrio da parte di altri non c’è, oppure rischiasse di cadere nella rete strumentale di chi gioca sulla tua disponibilità, sulle tue insicurezze dovute al timore di perdere dei riferimenti dicendo “no”, si sappia che nella realtà cruda della nostra esistenza esiste un fatto che tutti o quasi prima di chiudere i nostri occhi per sempre abbiamo veduto:

“Oggi, è il giorno del tuo ultimo saluto.

Al tuo funerale parteciperà meno gente di quella che pensi. O certamente, se ci saranno tutti, la teoria del funerale dice che saranno solitamente circa dieci le persone realmente dispiaciute per la tua dipartita. E’ anche probabile che in diversi, durante il funerale parleranno d’altro. Ma sottovoce perchè non è educato.

Alcuni, fra scuse varie più o meno sostenibili non verranno, condizioni meteo comprese.

Aggiungo io che può darsi pure che quel qualcuno che non verrà, ma poteva venire, non verrà perchè il dolore vero può essere troppo grande. E questo, te lo avevano già dimostrato in vita coi fatti…quindi, riserviamo le energie per chi aveva già capito, quando c’eri ancora, e lo ha dimostrato.

Come poteva. Ma te lo aveva già dimostrato”.