OMEOSTASI, Il Paradosso dell’Abbondanza

di Stefano Grimaldi

“La virtù è un giusto mezzo tra due estremi.”
Aristotele

Equilibrio, autoregolazione, maturità emotiva.

Queste appena dette, sono le perle spesso perdute dalle quali si dovrebbe partire per mantenere un equilibrio interiore dinamico e trasferibile nei rapporti, posto che gli stessi si vogliano tenere in piedi con decenza. Il che converrebbe, guardando i risultati a lungo termine.

Un lavoro che però si deve fare almeno in due.

Con un cilindro solo che funziona, prima o poi si grippa il motore.

L’omeostasi — parola greca che rimanda all’idea di equilibrio — è il meccanismo che regola il nostro corpo e, non meno, le nostre relazioni. È la capacità di restare permeabili alla vita senza farsene travolgere, mantenendo una direzione anche quando tutto intorno spinge al caos

La nascita dei problemi

“Più ricevi meno dai e meno dai più ricevi”. Un’aforisma di dinamiche tossiche di dipendenza, squilibrio e mancata reciprocità. Chi non ci si è mai trovato?

Il Paradosso dell’Abbondanza

Quando si riceve troppo (amore, attenzioni senza sforzo ecc.) si tende, umanamente, a sedersi; salvo casi in cui la soglia di attenzione verso la generosità altrui non sia raccolta da una persona empatica e riconoscente (merci rare).

Take it for granted” – dicono gli anglosassoni- dato per scontato, garantito, sicuro…senza vero apprezzamento o senza chiedersi: e se venisse tutto a mancare ?

Ma è possibile che la scarsità e la sottrazione diventino dei valori nella testa delle persone? Tanto da adottarli con troppa frequenza e vederli come modelli vincenti nei rapporti?

Ecco uno dei focus dell’articolo: leggendo di psiche e comportamenti, noto spesso che si parla di quanto la gente misteriosa che piace tanto (mentre magari non ha niente di interessante da dire o da rappresentare se non una malcelata insulsaggine) o, ancor peggio a mio avviso, quella “non disponibile”, inneschino nel prossimo quel maledetto desiderio di conquista…che 9 volte su 10 almeno, sarà una Caporetto per l’inseguitore o la inseguitrice.

Atteggiamento parecchio recidivo oltretutto, il quale pare peschi più che altro nelle ferite non risolte degli inseguitori ( o inseguitrici) non essendo un semplice capriccio romantico ma un vero attaccamento ansioso nell’essere attratte/i da persone sfuggenti perché quest’ultime riproducono inconsciamente un copione emotivo infantile, inseguendo qualcuno fumoso, sperando così di “meritare” finalmente il suo amore e la sua attenzione. Sono dinamiche generali ovviamente.

In sostanza: uno non fa niente e l’altro fa tutto il lavoro sporco, mandando tutti e due letteralmente a quel paese l’omeostasi; fondamento di quell’equilibrio aristotelico citato in testa. Infatti, un sistema malsano del genere è costruito su quella sabbia friabile di cui ti accorgerai quando, chi dà di più dei due, si fermerà facendo collassare tutto.

Il Principe delle demenzialità: IL GHOSTING (critica ironico-culturale, non diagnosi clinica)

Il modo migliore, in perfetto stile codardo, è sparire poi nel nulla, a danni creati.

Nessun confronto, nessun messaggio, nessuna comunicazione, nessuna spiegazione.

Nothing, niente, nada.

Per farla breve, dicono che il problema molto frequentemente non sia tu, ma loro, optando per una via di fuga (inizialmente) apparentemente facile data dall’incapacità di gestire il confronto…successivamente invece drammatica come stilema comportamentale; soprattutto verso chi lo esercita poiché, dopo aver ferito il prossimo, arriva spessissimo un effetto rebound = le legnate date ti torneranno indietro in termini, solo per citare un esempio, di distruzione generale e diffusa delle relazioni.

Il Ghosting è dunque il grado zero delle relazioni e della incapacità di gestirle.

In conclusione, lo schema cosiddetto a intermittenza dare-togliere nelle relazioni, crea uno squilibrio disastroso per tutti. Società inclusa quando cede al valorizzare finto fascino versus equilibrio e solidità.

Un affarista di notevole successo economico che conobbi anni fa sosteneva che “un affare era buono solo se uno dei due fregava l’altro”.

Una filosofia perfetta per distruggere qualsiasi forma di equilibrio, penso ancora oggi.

Morì male, in bancarotta, abbandonato da tutti e anche dal cane che si scelse, saggiamente e con tempismo olimpionico, un’ altro padrone più omeostatico.

L’omeostasi è sopravvivenza.