ANIMO GUERRIERO-PROFONDITA’ DEL SAGGIO
di Stefano Grimaldi
“Ho fatto un po’ di bene; è la mia opera migliore“
Voltaire
l “gangster spirituali” possono essere identificati come quelle figure controverse ma affascinanti e simboliche che coniugano due mondi opposti quali: la spiritualità e la ribellione.
Cultura dello spirito, delle idee, dei valori ; e controcultura operativa basata sull’azione decisa, ferma, convinta, dai pochi fronzoli.
Un trasformatore potente che seppur consapevole, ricercatore della verità e della compassione, esercita il ruolo con spirito da dissidente.
Il gangster spirituale è un outsider. E’ un moderno Blade Runner (colui che corre sul filo della lama n.d.r.) sfidante le regole preordinate, in bilico fra l’etica e l’etica scomoda cioè quella fatta di etica esercitata con poca ortodossia, fra luce e ombra…però sempre con l’autenticità pura, e se vogliamo grezza, di colui o colei che hanno lo scopo ben preciso di raggiungere un obiettivo positivo seguendo strade non convenzionali .
Egli-Ella non cercano la distruzione, la guerra. E’ un cercatore della verità, molto etico ma poco passivo verso i diktat dogmatici o sociali di uniformità comportamentale e pensiero unico.
E’ un-una ribelle responsabile, anticonformista e ben presente a se stessa-o, obiettivi inclusi.
Prende posizione anche se ciò è pericoloso. Perchè crede. Riesce a stare nello scomodo, se la situazione lo richiede.
Ha coraggio. Ha idee. Ha soluzioni. Non ha maschere, ha un volto solo da spendere.
Vive la sua spiritualità in un modo anomalo dalla massa. Agisce in via diretta nelle relazioni, non manipola, ma aiuta. Magari sobbollendo, con una certa dose di intemperanza ma è “Vero”. Quell’intemperanza che con frequenza viene etichettata, dal mediocre di giudizio, come “carattere difficile”. Una delle più grandi idiozie di superficialità di verdetto mai sentite.
Il primo Gangster spirituale che mi corre alla mente fu Muhammad Alì, nato Cassius Marcellus Clay, icona indimenticata della nobile arte sportiva chiamata altrimenti Boxe; divenuto una guida morale e una forza ispiratrice, in particolare, di un popolo che veniva allora ancora chiamato, con colpevole ritardo culturale e umano “Razza”.
Un precursore di quella ribellione spirituale fatta di princìpi e diritti da rivendicare senza violenza, con l’esempio di un atleta che ha usato il messaggio sportivo per l’elevazione dei valori, dei diritti civili, della fratellanza, della non violenza. Pagandone il prezzo altissimo in prima persona… Stigmatizzato dalla società convenzionale di allora. Difeso da pochi, speranza per molti.
Ma sai quanti ancora ce ne sono stati. Uomini e donne coraggiose sfidanti i sistemi prestabiliti senza muovere un’arma. Andando a petto in fuori contro convenzioni, discriminazioni di ogni genere, violenza, supremazia, soprusi, segregazioni, omicidi…Bisognerebbe inchinarsi.
Continua ad esserci bisogno di loro. Anche oggi. In un mondo per certi versi iper-avanzato, e per altri, anestetizzato a molto di quello che di gravissimo continua a succedere senza freni, senza anima, nè cultura o umanità; e verso il quale non ci si convince che siamo tutti in un qualche modo più connessi che mai e, solamente una sana cooperazione-integrazione fra genti, può divenire le fondamenta solide di un futuro entusiasmante, ma insidioso.
Ecco infine che, mentre una quota nel mondo non può farci niente se non subire, un’altra fa poco ma potrebbe di più, un’altra se ne frega girando lo sguardo altrove, l’altra cerca leggerezza e fuga scrollando il cellulare…proliferano leaders che, dalle storie alle quali ci si riferiva, hanno preso il peggio.
L’etica scomoda, lo diventa laddove la stessa ti spinge a seguire ispirazioni che non vuoi seguire come moralità, bene, virtù, giustizia. Per esercitarle, è pur vero che serve anche uno scomodo coraggio.
Comunque, onestamente, come diceva Voltaire nella citazione iniziale con molta autoironia; basta poco.
D’altra parte, i fiumi del cambiamento sono partiti tutti da un rivolo.
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“Non perdi nulla quando combatti per una causa … Nella mia mente i perdenti sono quelli che non hanno una causa a cui tengono.”
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“Una volta realizzato di essere tutti membri dell’umanità, vorremo competere nello spirito dell’amore.”
Muhammad Ali
