di Stefano Grimaldi
“Nel praticare la tolleranza, il nemico è il nostro miglior maestro”
Dalai Lama
(vale per lui-vale per lei n.d.r.)
Sin dal tempo dei Latini che ne coniarono il termine, storia, guerre, letteratura e altre influenze ci hanno fatto identificare ciò che rappresenta minaccia come “nemico”.
Una distinzione sociale fondamentale per disegnare un individuo , un gruppo, una etnia, una razza ecc.
Il nostro supposto antagonista scatena emozioni primordiali : paura, rabbia, odio ecc.
Quindi sempre negative.
Fra le domande che ci poniamo c’è il perché nella nostra vita devono comparire dei nemici, quasi sempre non voluti oltretutto.
Impresa pressochè impossibile alla quale rispondere. Ci hanno provato Teologi, Filosofi, Pensatori, Politici (i quali trovano a volte linfa vitale nella opposizione o nella costruzione di una inimicizia…), trasmettendoci le più vicine, realistiche od opinabili delle teorie, delle fantasie, delle verità. Ognuno secondo il proprio Credo.
Quando non si trova una risposta soddisfacente, è mia forma mentis, provare a cambiare la prospettiva. Il punto d’osservazione.
Se dunque queste indigeste presenze nella nostra vita fossero invece capitalizzate come contributori alla nostra crescita?
Appurato da millenni il fatto che i conflitti, nonostante i continui moniti della storia, sono inevitabii, proviamo almeno ad usare il paradosso dell’opportunità. Un’opportunità valoriale e di crescita, non certo fatta di sciacallaggi di vario genere.
Proviamo a trasformare ostilità, critica, tentativi di manipolazione, antagonismo, maldicenza e altro in vantaggio.
Facciamo diventare “il cattivo o finto amico” quel subdolo consigliere, o insomma qualsiasi incontro sbagliato...la nostra risorsa.
COME?
– Fortunatamente il nemico giudicante, sfidante, provocatore ti mette alla prova.
Nel metterti a nudo, puoi scoprire il “vero te” in situazioni di distress, di pressione psicologica capendo meglio che armi affinare per stabilire una reazione intelligente, efficace.
Nel contempo, agire sulla gestione della tua forza (o meno) interiore. Governare la rabbia, l’intemperanza, il colpo di testa; tutte quelle reazioni primarie che portano ad un innesco, inizialmente saziante, di risposte forti, ma poi spesso più facilmente creatrici di caos emotivo e conseguenze ancora più incontrollabili.
Usi invece la chiusura a riccio? Peggio mi sento. Ti logori.
– Il nemico mi insegna la resistenza. Sfidandomi, (lui inconsapevolmente) mi guida verso la gestione dell’autocontrollo e la ricerca di strategie di soluzione al conflitto. Aumentando la mia capacità di problem solving.
– Darà fastidio dirselo ma, a volte, ci indica la strada dell’autoanalisi (altro favore che inconsapevolmente ci fa), spingendoci al confronto coi nostri lati oscuri; a noi stessi invisibili. Quello che non vogliamo vedere di noi, ma che nel prossimo ci irrita.
In conclusione al brevissimo trattato:
Se non fosse stato anche grazie a loro, non avremmo agito sulla correzione di alcune nostre rotte.
Spingendoci al miglioramento personale, ad altre scelte più mature, al riconoscimento dell’adulazione del finto amico, al risveglio dall’autocompiacimento più pericoloso, alla miglior comprensione del concetto di ego e a tutti quei punti ciechi che, altrimenti, non potrebbero essere rettificati; facendoci fatalmente ricascare sempre negli stessi errori comportamentali, ovvero, se vuoi cambiare…cambia schema.
Per questo percorso, serve una buona dose di umiltà intelligente. Quella che fa del bene in particolare e primariamente a te stesso. E aver voglia di migliorare soprattutto.
