NEW GENERATION, IL FUTURO ALLE SPALLE

di Stefano Grimaldi

Nessuna operazione nostalgia. Nessun paragone insensato. Nessuna competizione generazionale.

Però, le spalle su cui si regge il futuro, dipende molto dal fatto o non fatto dalle generazioni precedenti.

Alle nuove generazioni , l’ammettere che quei boomer che oggi vengono etichettati (male) dispiacerà riconoscere che proprio i nati dagli anni 50 hanno e stanno permettendo loro di progredire attraverso accesso agli studi più agevole, tecnologie sulle quali posare e sviluppare le nuove tecnologie, disponibilità media nell’andare a mangiare al modaiolo ristorante fusion, e altre conquiste che “il giovane medio” si trova come comodo sellino.

Lo stesso “giovane medio” (ribadisco consapevolmente) è quindi spesso più focalizzato alla riottosità portata da un suo supposto disagio dato dal volere di più, invece che allo studio di quel passato che gli ha dato quei comodi cuscini a lui-lei invisibili, o peggio, dati scontati; i quali da là arrivano.

Lui-Lei devono ancora dimostrare cosa porteranno in dono o no al futuro.

La “studiata” foto a corredo dell’articolo è uno dei più efficaci promemoria nel caso sorgano a loro ancora dubbi.

Questo crepaccio culturale tra chi ha attraversato la parte finale del 900 e chi eredita il mondo d’oggi super tecnologizzato, è legato a filo doppio.

Chi è venuto prima di loro, ha affrontato altri scontri generazionali credendo con baldanzosa gioventù di poter fare meglio. Per poi accorgersi, a un certo punto dell’esistenza, che la vita di tutte le generazioni precedenti non è stata così più facile o insulsa.

Diamo la colpa alla giovane età, come parziale scusante di comportamenti adolescenziali e dall’ottica meno allargata a causa dell’inesperienza. Tanto, la vita, molto meno democratica, coi suoi tempi e col suo metodo, è una imbattibile livella che mette in bolla tutto…e tutti.

Gli oggi ridicolizzati boomer, hanno contribuito al progresso socio-economico post bellico in uno scenario, soprattutto europeo, disastroso; dando vita alla creazione di aziende, infrastrutture, servizi, riassetto democratico (perfettibile certo) e sociale, innovazioni tecnologiche (basi fondanti del futuro della AI), alcuni diritti civili e sensibilità verso il pianeta. Tutto ciò, ancor prima dei facinorosi attivisti attuali, i quali sono magari pure vegani (che per carità va bene), se non quando vogliono mangiare l’avocado stando in Europa e facendolo arrivare con i Boeing 747 dal Guatemala.

I giovani d’oggi che hanno potuto o possono studiare, lo devono al sacrificio della famiglia boomer. Un lusso che in tempi precedenti e nemmeno tanto distanti da loro, non ci si poteva permettere; poiché lo studio quello vero che poteva cambiarti la vita era un mito borghese che non prevedeva un facile avvicinamento a poli universitari, d.a.d. inesistente, tecnologia a servizio dell’informazione h 24, molte specializzazioni triennali, costi, ma soprattutto, in tanti casi ostracizzato da classismo e provincialismi. Situazioni a loro spesso sconosciute o snobbate, oggetto di discriminazioni sociali e pregiudizi, disuguaglianza gender ecc.. No, non era per niente più facile.

Vogliamo tornare indietro di un secolo alle Generazioni Silenziose degli anni 20 e parlarne? Di Come hanno saputo ricostruirsi e ricostruire un mondo nuovo in mezzo a fame, guerre, malattie, sanità precaria e mille altre trappole? Meglio di no, per non infierire oltre.

L’approccio della new generation, dovrebbe essere quello più pragmatico di assorbire il fatto che siamo tutti qui per affrontare le sfide che la vita ci porta, contestualmente al momento storico e alle condizioni di cui si dispone.

Nel periodo di transizione generazionale quindi, ovvero mentre siamo al mondo assieme e prima di lasciarlo definitivamente a loro, è più intelligente interagire creando un equilibrio fra esperienza e innovazione. Due addendi che migliorano loro e noi.

Greta Thumberg, così per dire, che accusa la rovina del Pianeta, non è stata istruita bene sulla nascita delle prime lotte ambientaliste e l’uso delle energie alternative nate fra gli anni 70 e 80; cioè quando lei non era, probabilmente, neanche una ipotesi nelle mente dei genitori.

Per tagliare corto, vedremo con le tecnologie attuali, comunque utilissime, quale sarà il prezzo che pagheranno le generazioni POST GEN.Z .

IL PREZZO DA PAGARE

Perchè un prezzo da pagare ?

Piccolo esempio attuale: La produzione di auto elettriche-avanguardiste, già crea dibattiti e non solo quelli; bensì grandi preoccupazioni in riferimento a smaltimenti, estrazioni, sfruttamenti infantili vari con disumanizzazioni e rischio di malattie mortali nel maneggiare le materie prime necessarie, e chissà cos’altro.

Al prezzo da pagare, nessuno scappa. Prima o dopo. Più saggiamente, meglio sospendere i giudizi a quando arriva il conto finale a ognuno di noi. Nato prima o nato dopo.

Una verità profonda è quindi rappresentata dal fatto che ogni passo avanti nella storia umana ha avuto un costo. Il progresso tecnologico, culturale, sociale o generazionale comporta sacrifici, conflitti interiori, contraddizioni, rottura delle tradizioni e ridefinizione dei valori, dipendenti dalle epoche e dalle esigenze; ovvero tutto cambia senza cambiare…il meccanismo generale.

Hai visto mai che come (anche) tanti GEN X o Millenials che hanno ereditato ricchezze create e consolidate dai loro criticati genitori o nonni…si accorgeranno che facile è giudicare – soprattutto quando si pensa poco – mentre più in là coi loro anni, dovranno solo ringraziarli…laddove verranno criticati, a loro volta, dalle generazioni proiettate al 3000.