di Stefano Grimaldi
“La verità è che la vita è fatta per essere vissuta per gli altri.”
Lev Tolstoj
Una delle domande che più assillano da sempre parte delle persone, è spesso legata al dubbio sul come agire in determinate circostanze.
Chi non è stato almeno una volta generoso pentito o egoista con rammarico? Alzi la mano.
-Per colui o colei che invece sono stati egoisti felici, varrebbe per loro la pena di investire qualche minuto di retro-riflessione perchè, alla fin fine, è probabile che si siano persi pezzi più importanti per la strada. Solitamente però questa tipologia di persone è poco onesta con se stessa ma più protesa a giustificarsi. Ah, sono pure irresponsabili fuggitivi.
-Per chi crede che l’egoismo sia una strada furba, allora meglio che scrolli o segua altro poiché ella ed egli saranno certamente egoiste/i inconsapevoli o, se consapevoli, non hanno mai avuto la voglia o l’opportunità di leggere testi importanti dell’etica classica, romanzi straordinari, pensieri formativi, filosofie illuminanti ecc. capaci di porci delle alternative migliori; laddove il furbo intelligente ma egoista schiva e finge di non vedere. Il furbo ignorante invece arriva fino all’angolo vicinissimo, poi ha una brutale curva cadente di non-pensiero.
-In ultima analisi, c’è quella allegra brigata che usa spesso la frase “giusto egoismo” . Costoro, forse peggio di tutti, ma è una garaccia, non hanno letto i riferimenti di cui al comma 2, e solitamente sono anche consapevoli, ma cercano una scusa dalla tonalità grigia, scivolosa, senza arte né parte, strutturata in modo equivoco quel tanto che basta per spolverare la loro coscienza ed evitare un approfondimento da parte degli osservatori o attori della scena. Per farla franca, in questo caso, serve un parterre umano superficiale.
A questa categoria, senza il coraggio di essere egoista e senza il coraggio di essere appena empatica almeno a livello 0,5 dico che:
Aristotele intendeva “amicizia con sé stessi” la base di una vita virtuosa, priva di egoismo, piuttosto da intendere come cura di sé e fondamento per poter essere giusti col prossimo.
Il più anticonformista Nietzsche sosteneva che l’individuo deve affermare sé stesso per vivere autenticamente, ma non per calpestare gli altri.
Allora, se si seguono questi dettami, il concetto di giusto egoismo diventa una trappola per dementi; poiché può tutt’al più essere un evidente evitamento delle responsabilità o un narcisismo irresponsabile e mal celato.
Caso in cui, vade retro, perchè entrerai di prepotenza nel cassetto di quelli-e che vogliono mascherare il difetto da virtù (si aprirebbe anche la parentesi dell’ipocrisia sociale e compagnia bella, ma vabbè).
Vorrei ora riassumere, per brevità, l’esistenza quindi di due macro categorie di individui:
IPER (vale per lui, vale per lei)
Sono le persone che si spendono particolarmente , verso il prossimo, dal punto di vista relazionale ed emotivo, anche empatico. Solitamente persone identificate come P.A.S. (persone ad alta sensibilità).
Perdono una valanga di energie di fronte ai vampiri energetici. Devono poi ricaricarsi attraverso periodi di isolamento rigenerante. Difficilmente riescono a calcolare con giusta misura la disponibilità, correndo (e vivendo) il rischio di assorbire troppa tossicità.
IPO (vale per lui, vale per lei)
Sono sanguisughe psico-fisiche, quei saprofiti che si nutrono della linfa vitale e dell’energia pulita ( o green per usare un termine meno boomer) senza usare mai il criterio del “ritorno” o del do ut des, per fare i colti. Sono totalmente disinteressati a te se non per ciò che possono prendere da te.
La brutta notizia per igli IPER è che le qualità d’ascolto, la dedizione, la generosità, l’empatia ecc, vengono viste dall’IPO come debolezze di cui far man bassa.
L’ IPO è sostanzialmente focalizzato nel captare queste, secondo lei-lui, debolezze; fatte da difficoltà a dire no, a segnare dei confini, ad essere sempre disponibili, a non chiedere mai…
L’ IPO è un manipolatore nato. Lusinga, ti fa sentire utile e dopo poco colpevole, recita il vittimismo. Esercita una somma di comportamenti destabilizzanti per far barcollare la persona di fronte, e carpirne i punti deboli.
L’IPER, dalla sua ha, nel riconoscimento di quanto ora scritto, la chiave per aprire la porta della propria salute mentale, fisica e dell’ autoprotezione.
Non attraverso il diventare IPO ovviamente, ma attraverso la consapevolezza dei propri pregi-difetti e a gestirli con attenzione, soprattutto, rivolgendosi con selettività verso chi ne ha veramente bisogno.
Tolstoj, non solo nella citazione, ha dimostrato quanto la mancanza di generosità e l’egoismo sociale portino a una vita vuota. Leggerlo per credere.
Penso, da sempre, che il problema non sia neanche tanto il fatto di avere o non avere la qualità o il difetto, ma la capacità di riconoscerlo e riuscire (con gran fatica e volontà) a governarlo bene.
In merito alla strada da scegliere, casi volontari e patologici a parte, basta facilmente andarsi a rivedere la fine che hanno fatto la stragrande maggioranza delle e degli IPO.
