di Stefano Grimaldi
“Non sono ciò che mi è accaduto, sono ciò che scelgo di diventare”
–Carl Gustav Jung
Uno dei consigli che più mi è stato dato, almeno da una certa maturità in avanti, è rappresentato da una frase abbastanza trita : Lascia andare.
Per quanto comprensibili il senso e il principio usato dai consiglieri occasionali, non sono ancora riuscito a farla – totalmente- mia. C’è parecchio che non mi quadra.
Mi pare una pseudo-soluzione a volte vuota, un po’ menefreghista di quel menefreghismo superficialmente asentimentale, privativa di un passato che non si può (e non credo si debba) dimenticare ma piuttosto gestire e non così. Con una scrollata di spalle.
La memoria ci può disturbare e far male, ma pure salvare mettendoci in modalità sopravvivenza, particolarmente al ripetersi delle situazioni tossiche della vita.
Allora, per superare le situazioni di empasse, di sofferenza, di offesa e così via, ci sono dei modi e non un modo che pare essere “L’elisir di Dulcamara il quale cura ogni male e spazza gli Spedali…”
Non abbiamo il tasto delete come sul pc. Quello che succede e che ci succede ci modifica al punto che il nostro cervello attraversa, immagazzina, rielabora.
Il cervello non può smettere di sentire; deve ricollocare.
IL CERVELLO NON ELIMINA, ORGANIZZA
La memoria emotiva non funziona come un file.
Quando viviamo qualcosa di intenso, nella nostra memoria emotiva restano tracce indelebili; anche se non vogliamo. E’ una questione di reti neurali, non di volontà. La volontà fa altro…
Il nostro amico e alleato, rimappa tutto. Con l’unico scopo di aiutarci; riconfigurando esperienza, narrativa, abitudini, attivazioni emotive. Non rimuove…non lascia andare proprio un bel niente!
LE “SUE” SOLUZIONI PER NOI
Riconosce i ricordi senza esserne più travolto
Accetta (in un qualche modo a seconda…)
Ricostruisce, rendendo quelle situazioni e quei ricordi meno dominanti, cambiando loro il cassetto del como’ mentale; tenendo l’informazione, pronta al bisogno, in caso di necessità di ri-estrazione
Perciò, esso, non sottrae, aggiunge (relazioni, prospettive, valutazioni, significati…)
Jung all’inizio, non messo a caso, suggerisce di creare e trasformare. Ecco il punto.
PORTARE CON SE’, NON AMPUTARE
Quando si riesce a trasformare il carico in bagaglio utile, quindi capitalizzando l’accaduto, in particolare se è stato negativo, allora a poco a poco si cambia postura. Non si diventa liberi dimenticando o lasciando appunto.
Siamo una somma che può procedere meglio o peggio di come è andata o va.
Portare con sé, nel modo che stiamo valutando, è un atto più coraggioso e proficuo a mio modo di vedere.
Spinge alla elaborazione profonda dei propri sentimenti, che in tal modo, non verranno facilmente e sommariamente soffocati bloccando un processo evolutivo fatto di memoria, emozioni, attenzioni, sofferenza e soprattutto resistenza alla sofferenza…gestione della sofferenza…controllo della sofferenza. Dominio migliore di sé.
Si può continuare a vivere – fortemente e solidamente- fino a trovarsi le risposte.
Però, solo se impari a “portarti dietro”, con coraggio e un’altra perla rarissima; la responsabilità emotiva.
