Nel Benin, giovani senza scarpe trovano speranza grazie a piccoli gesti di solidarietà. Una lezione potente su gratitudine, coraggio e valore umano che non ammette scuse
di Stefano Grimaldi
Immagina la mappa dell’Africa.
Se dico Benin, molto probabilmente si avranno difficoltà nel saper collocare quella parola che invece è uno Stato, locato nella parte occidentale del continente.
La foto a corredo dell’articolo fatica a collimare con una storia coloniale, ricca di eventi, potenti regni, eredità culturali, arte straordinaria e un ruolo centralmente strategico nel commercio atlantico.
La gioventù felicissima rappresentata nell’immagine è senza scarpe.
Questa carenza fondamentale non viene da loro nemmeno “sentita”.
Hanno ricevuto una splendida maglia colorata con pantaloncini. Sono una squadra ora. Tanto basta per scatenare un entusiasmo che spezza.
Spezza nella sua grandezza di un gesto dal valore umano infinito fatto arrivare a loro dalla Nazionale del Mediterraneo grazie ai missionari.
Spezza nel vedere la grandezza della forza di creature giovanissime e felicissime di far parte di un “qualcosa” che ha un senso, Un appartenenza. Uno scopo. Una speranza. Anche se non ci sono le scarpe.
Spezza vedere come non si cerchino scuse.
Ci informano che ogni giorno, ogni santo giorno si allenano e giocano ore e ore; avendo un motivo per andare avanti con quella speranza fortissima e quel desiderio di vita che dovrebbe servire da lezione- sempre- per chi si dimentica che l’umanità, i problemi, il mondo, contemplano anche chi è privo dell’essenziale, ma da questa privazione non viene fermato nei valori fondamentali di gratitudine e coraggio.
Basta così poco per dare così tanto. Non è retorica, bensì monito.
Un gesto minimo, un’attenzione, una parola gentile, un atto di disponibilità può avere un impatto enorme sugli altri. Non serve grandiosità: spesso è la qualità dell’intenzione a fare la differenza.
Non si sta facendo poesia o moralismo. Non sono frasi fatte.
Quello che vediamo qui, e che ci dovrebbe svegliare come una secchiata d’acqua ghiacciata in faccia, ci invita a non sottovalutare il potere dei piccoli gesti e, allo stesso tempo, richiama alla responsabilità personale: senza scuse per non farlo.
