di Stefano Grimaldi
“L’agire, a differenza del fabbricare, non lascia dietro di sé prodotti tangibili… eppure è l’unica cosa che ci rende veramente umani e ci permette di ricominciare sempre di nuovo”
Hannah Arendt
Non vuole essere una riflessione sulla nostra dipartita. Spero per quello ci sia ancora tempo.
Vorrei parlare di continuità, schivando moralistica e retorica il più possibile.
Il tema da sviluppare nasce da riflessioni legate a esperienze personali superate e metabolizzate secondo formazione culturale, sopraggiungere anagrafico, azioni, risultati giusti o sbagliati e bilanci.
Ci provo.
Il dopo di noi, che ci siano eredi o meno, è una riflessione su quelle eredità non solo materiali o biologiche che si possono tramandare anche senza linee di sangue o capitali.
Argomento duro da inghiottire poiché molto legato a una suggestione o meglio illusione (antica come l’umanità) che ha fatto del “materiale” una pars primaria a dispetto delle eredità morali per esempio.
Almeno in massima parte succede questo detto…e si vede ogni giorno; laddove la moneta non è più uno strumento essenziale, ma una scelta ben precisa che promette (e spesso non mantiene) una idea di vita migliore.
Comunque, teorie e pratiche divisive o meno a parte, esiste un mondo fatto di invisibilità o gesti apparentemente deboli (in certi periodi) che sanno poi, nel tempo, rivelare tutta la loro forza.
Situazioni nelle quali un’ idea, un suggerimento, una ispirazione ricevuta diventano le basi di una evoluzione interiore ma anche capitalizzabili attraverso le scelte e le cose che andremo o meno a fare.
Ad esempio, un comportamento integro, ha una incidenza su di noi ben più efficace di un lascito testamentario senz’anima, soprattutto se in vita non si è lasciato qualcosa di più strutturato che riguarda l’ossatura della nostra personalità e della nostra formazione sana.
Un’ altro esempio facile da comprendere, per chi l’ha vissuto, è ll ricordo di chi ti ha aiutato in momenti di difficoltà – indelebile e potentissimo – anche se l’aiuto non è stato economico.
Questa azione supera il gesto, perchè diventa una traccia incancellabile, un punto di riferimento, una lealtà che resiste al tempo.
È un investimento che genera fiducia, riconoscenza e un senso di appartenenza senza cifre. Se però chi lo riceve è onesto, riconoscente e solido.
Diversamente, il castello crolla, e chi non onora, fa parte della schiera di seguaci di cui sopra.
Insomma, se non fossi stato abbastanza chiaro, credo personalmente nella eredità dei valori più che in altro. Li ho trovati e li trovo più affidabili e un patrimonio più stabile, più a lunghissimo termine di capitalizzazione e, tutto sommato, alla fine, con interessi più consistenti.
Almeno questi ti permettono, seppur con fatica, di poter scegliere bene…con consapevolezza quello che conta, che quasi tutti cercano, credendo si trovi con la via facile “dell’acquisto”.
LA GENERATIVITA’ SOCIALE
E’ quella capacità delle persone, delle comunità o delle organizzazioni di creare un valore che va oltre sé stessi, producendo effetti positivi, duraturi e condivisi nel sociale, a beneficio della collettività.
Si attiva con le relazioni positive, creando legami fiduciari, di cooperazione, appartenenza.
Promuove una crescita generale imparando e migliorando.
E qui, non ultimo, l’aspetto su cui focalizzarsi con l’idea dell’articolo: la generazione di eredità verso un futuro possibilmente migliorato.
Il “Dopo di noi” vuole essere una domanda etica, ovvero: Cosa conta davvero lasciare?
Un mio caro riferimento diceva:
“Non ho mai insegnato nulla a nessuno, ho solo cercato di renderli capaci di pensare.”
Si chiamava Socrate.
Questa citazione, a mia ispirazione e convinzione, è l’eredità dopo di noi – se abbiamo agito con valore – ovvero : rendere gli altri a cui abbiamo voluto davvero bene, capaci di procedere senza di noi.
Senza questo, molto di altro può essere gestito male…
L’eredità è un atto di responsabilità, non un lascito di possesso.
