STEFANO GRIMALDI
Non sottovalutare mai un uomo che sopravviva a se stesso e al proprio silenzio.”
— Friedrich Nietzsche
L’errore “madornale” della sottovalutazione – intriso di superbia – è uno dei peggiori cortocircuiti cognitivi che si possano provocare.
Non solo per la perdita di occasioni positive o talenti lungo la strada, ma anche contro se stessi essendo un boomerang che non ti sbaglierà neanche di un centimetro.
Chi sottovaluta è quindi spesso una persona che non ha risolto se stessa in diversi aspetti (ignoranza, ritardi culturali, saccenza, supponenza, malgestione dell’ego ecc), capacissimo di scartare variabili cruciali che gli o le costeranno care.
L’effetto Dunning-Kruger, una catastrofe
Differentemente da Socrate che “sapeva di non sapere” frase riportataci da Platone, chi sottovaluta “non sa di non sapere”.
Ecco che basterà una competenza superficiale in un qualsiasi campo per portare questi soggetti a sovrastimare se stessi e a sottovalutare la complessità di obiettivi, situazioni, persone, capacità. E’ un paradosso comune e drammatico: meno capisci, più ti sembra facile.
Grazie perciò alle conseguenze a cascata, si innesca una reazione a catena di sottostima generale che diventa fatale (il Titanic è un esempio classico)
La storia è un cimitero di trappole originatesi da questa deficienza.
ORIZZONTE O RECINTO?
Questo è un passaggio molto utile da valutare perchè ci fa confondere due confini che però, analizzando bene le parole simili nel concetto di limite, hanno ampiezze parecchio diverse.
L’errore più subdolo e cieco che alimenta l’effetto descritto in precedenza, è non accorgersi di aver ristretto il campo visivo.
- Il recinto è un confine che chiude, rassicura, protegge. Dentro il recinto tutto è noto, gestibile, prevedibile. È il luogo perfetto per credere di “sapere abbastanza”.
- L’orizzonte, invece, è un confine che apre. Più ti avvicini, più arretra. Non lo raggiungi mai, ma ti costringe a muoverti, a dubitare, a ricalibrare ciò che pensi di sapere.
L’effetto Dunning–Kruger nasce esattamente qui: quando scambiamo il recinto per l’orizzonte.
L’incompetente tende a sovrastimarsi perché non vede quanto è piccolo il proprio recinto.
Al contrario, chi è competente percepisce l’ampiezza dell’orizzonte percependo la vastità di ciò che resta da esplorare, conoscere, capire, ipotizzare, prevedere ecc.
il giudizio superficiale, che esce dalla persona superficiale, è un rassicurante-luciferino meccanismo di difesa dell’ignoranza e della limitatezza intellettuale.
A questi, pensare che chi non ce l’ha fatta è limitato, rassicura molto di più. Così come pensare che se lui ce l’ha fatta sia merito invece delle sue straordinarie superiori qualità.
Mentre sarebbe più saggio, ma servono pregi veri, valutare cose e persone tenendo conto delle circostanze siano esse favorevoli o sfavorevoli.
Le circostanze possono schiacciare sogni e talenti, facendoti giudicare male; da chi non ipotizza le battaglie invisibili che stai combattendo.
La scure del giudizio sommario, ignorante, improvvido, invidioso, superbo, non fa vedere nel prossimo gli ostacoli che deve scavallare, ma li confonde come inferiorità vs superiorità (apparenti e autoattribuite) da parte del giudicante.
C’è una dignità immensa, quasi eroica, nel combattere battaglie che non producono trofei visibili, ma che servono solo a mantenere l’equilibrio o a non sprofondare. Mentre il mondo misura il valore in base ai “risultati” o a supposte superiorità, chi è bloccato sta investendo il triplo delle energie solo per tenere insieme i pezzi e stare a galla.
Mentre qualcuno senza ostacoli ha l’opportunità di costruire – qualcun’ altro sta cercando di sopravvivere, date le circostanze, magari rimanendo pure integro e gentile con un capolavoro di architettura interiore.
