STEFANO GRIMALDI
Il titolo vuole essere un pugno nello stomaco
La scelta del solito Nietzsche con il suo aforisma in copertina, rivela un proprio pensiero allargato in diverse forme, e potente. Un po’ ermetico e profondissimo.
Prendiamo l’amore come spunto. Può essere sentimento (astratto e interiore) o azione (concreto, tangibile).
In un mondo sempre più pieno di promesse inevase, Nietzsche spiega la concretezza della vita.
Per lui, una forza non ha significato finché non si manifesta nel mondo attraverso un’azione che “agisce”, che provoca un cambiamento.
Così è il sentimento dell’amore. Quello generativo, primordiale.
Le azioni dunque sono la “realtà” dell’amore. Sono quelle manifestazioni concrete che “agiscono” sull’altro e sul mondo.
“Quante volte ci si sente dire: ‘non te lo dico perché tanto lo sai…era sottinteso’.
Formula che sembra innocua, ma spesso rivela un modo di comunicare evitante e passivo aggressivo. Quand’è così…è già tardi per raddrizzare la rotta.
Un metodo comunicativo problematico e fatale, capace solo di originare dubbi, insicurezze, fragilità, tossicità.
Il non detto, può diventare il peggior detto. Almeno la penso così, per molti motivi, ed in primis per la non possibilità data di costruirsi una propria consapevolezza sulle situazioni e la realtà dei rapporti. E’ un non volerti dare (o non essere capace di darti) riferimenti basilari: atteggiamenti che possono nascondere dinamiche problematiche, come narcisismo, volontà di controllo, manipolazione, incapacità di assunzione di responsabilità, anaffettività ecc.
Il “suo” egoismo verbale – è alla fin fine un egoismo anche sentimentale (discorso molto espandibile, ma non qui, per non uscire dal focus).
Sostanzialmente: intenzione e percezione, quando vanno fuori sincrono, creano i fallimenti.
Amare è una responsabilità senza confini. Significa soprattutto uscire dal proprio “io”.
E’ una questione di captazione delle frequenze del prossimo.
Se non esiste questo processo, si è soli in due. Si può avere una teoria dell’amare e dell’amore, senza essere capaci di esprimerlo concretamente, e quindi inetti nel guadagnarlo, sostenerlo, scoprirlo, mantenerlo, svilupparlo, trasformarlo.
Comunque, Dio ci scampi dalla tendenza a moralismi o paternalismi, il baricentro dell’articolo vuole andare a parare su quelle situazioni, comuni a molti, fatte di mancate dimostrazioni date o ricevute, sottintese, non dette per timore di affronti…che restano però sempre comunque migliori delle fughe soprattutto in quel lungo periodo da condividere con se stessi; o peggio ancora laddove si danno per scontate opinioni, pensieri, considerazioni, parole buone.
Vale sempre la stessa legge:
“se non lo dimostri non esiste”
