LA VERITA’ CHE NON VUOI SENTIRE

di STEFANO GRIMALDI

Chi riceve un grande favore finisce per odiarti.” — attribuito a Friedrich Nietzsche

Ci sono verità che non amiamo ascoltare perché incrinano una delle nostre convinzioni più rassicuranti: l’idea che il bene generi automaticamente gratitudine.

Vorremmo credere che aiutare qualcuno significhi costruire un legame più forte, guadagnare riconoscenza, consolidare affetto e lealtà. Eppure l’esperienza umana, la storia e la psicologia raccontano spesso qualcosa di diverso.

Talvolta, proprio le persone che abbiamo aiutato di più, che abbiamo perdonato mille volte senza che se ne siano neanche accorte, diventano quelle che ci deludono maggiormente. Non perché il bene sia inutile, ma perché il bene concesso male produce un effetto collaterale di cui si parla poco: crea un debito con interessi passivi a carico di chi lo ha ricevuto.

Gli esseri umani di basso profilo morale — privi di onore, coraggio e tutte quelle belle qualità che tutti credono di possedere finché non vanno dimostrate — tollerano male le disparità che ricordano loro un momento di debolezza. Come si azzera questo debito? Con fuga, ritorsioni, scarico di responsabilità, svalutazione dell’aiuto ricevuto, attribuzione di secondi fini, manipolazioni. A volte si arriva al tradimento; più spesso si ricorre a tecniche meno appariscenti ma altrettanto tossiche.

Ricevere un aiuto importante significa riconoscere che, in un determinato momento della propria vita, non si era autosufficienti. Per alcuni questa consapevolezza genera gratitudine; per altri genera disagio. E il disagio, quando non viene elaborato, cerca un colpevole.

LO SPECCHIO

La presenza del benefattore diventa uno specchio scomodo. Ogni incontro ricorda un debito morale, una fragilità passata, una dipendenza che si vorrebbe cancellare. E poiché non è possibile cambiare il passato, si tenta di cambiare il significato del passato.

Questo meccanismo è vivo nelle amicizie, nelle famiglie, nel lavoro.

La gratitudine richiede forza interiore: la capacità di convivere con il fatto di non essere stati sempre forti, sempre autonomi, sempre vincenti. Non tutti possiedono questa maturità. Alcuni preferiscono liberarsi del peso del debito eliminando simbolicamente il creditore.

Ecco perché il tradimento non arriva sempre dai nemici, verso i quali siamo più attenti. I tradimenti più dolorosi arrivano da chi condivide con noi un debito invisibile.

Trovare una quadra è ancora materia discussa. Di certo c’è solo l’ambiguità della natura umana e la non garanzia della gratitudine dopo il bene donato.

Forse conviene partire dall’eliminazione di un aspetto che è arma a doppio taglio: l’idealizzazione. Perché costruire equazioni morali basate sul do ut des (do affinché tu dia) significa confondere i valori con la realtà — quella che non vuoi sentire, vedere, accettare.

Personalmente, continuo a pensare che le cose è sempre meglio che vengano a galla il prima possibile.

MORALE NON MORALE

Arriva un momento, una fine che smaschera sempre ogni cosa. Slealtà, cinismo, indifferenza emotiva, egoismo, livore, gelosia, malanimo tenuto nascosto.

Allora, la brutta ma utile verità è che non sempre ciò che perderemo sarà un danno.

Chi fa del bene può essere ferito spesso, ma incassa, cresce e resta sempre pulito.

Chi è ingrato dovrà prepararsi a una fuga eterna da chi non potrà mai più evitare: sé stesso.

E non sarà una questione di specchi.

Non fare del bene se non hai la forza di sopportare l’ingratitudine.” — Confucio

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**Nella foto il Giudice Giovanni Falcone: l’emblema di un grande debito di riconoscenza mai saldato