IL MONDO SOTTO ASSEDIO
Editoriale di Stefano Grimaldi
La situazione geopolitica è una mappa piena di ferite che si chiamano Gaza, Ucraina, Sudan, Haiti, Yemen, Iran, Congo (una guerra trentennale per lo sfruttamento delle materie prime), ora anche Thailandia e Cambogia; senza voler trascurare conflitti silenti, violenze e soprusi che si consumano nel silenzio della lontananza geografica o, peggio, snobbati da disinteressi perchè non legati a risorse di cui potersi impossessare, appetibilità strategica, opportunismi commerciali.
Una instabilità inquietante e una enorme camera magmatica che già zampilla, ma attende il livello di pressione fatale per eruttare tutto il potenziale distruttivo accumulato.
I casi di cui trattiamo sono vecchi come il mondo. E questo è il focus.
Razzismo, intolleranza religiosa, conflitti di confine mai risolti veramente, desiderio suprematista. E ancora: Odio atavico, rabbia sociale, ritorsioni di ogni genere e ideologie mai sopite tenute in viva da ignoranze dalle varie forme.
Il male è a volte molto banale nelle sue origini. I nazisti chiamavano “materiale umano” uomini – donne -bambini, tutti i sacrificabili alla ideologia del terzo Reich, riducendo l’esistenza ( sacra) dell’ individuo a una parola da libro mastro, da block notes, da lista della spesa.
PERCHE’ L’ESSERE UMANO NON RIESCE A MANTENERE LA PACE
Le statistiche o le classifiche delle quali è triste riportare i numeri a conferma degli argomenti che si stanno trattando, danno maledettamente ragione alla realtà attuale di un mondo “avanzato” inspiegabilmente meno pacifico del passato. Un mondo che oggi conta ancora circa una sessantina di conflitti aperti.
La tecnologia moderna utilissima (anche) come strumento mediatico è lì a ricordarci in tutti i modi possibili e invasivi cosa succede per informarci certo, ma pure attraverso propaganda, diffusione dell’ odio, fake news, filmati raccapriccianti e disturbanti e fare la conta di decine di migliaia di vittime in costante aumento trasversale; tutto senza confini morali, senza pietà, senza una percentuale minima rimasta di umanità.
Siamo in un sistema talmente violento e indescrivibile di rabbia di frustrazione a livelli di guardia già superati, che abbiamo bisogno di anestetizzarci cercando respiro e sollievo palliativo rifugiandoci nelle vacuità effimere. Senza renderci conto che così facendo, paradossalmente, abbassiamo ancora di più il livello evolutivo…o quantomeno lo stoppiamo, dando considerazione a personaggi, trasmissioni, disvalori, sistemi di vita fallimentari ma, soprattutto, a Leadership di cartapesta.
Un processo che ci indebolisce sempre più velocemente, sempre più in profondità, facendoci regredire. Nei valori, nell’attivismo, nell’etica, nella morale, negli ideali e nei valori fondanti. E’ molto di tutto ciò è colpa nostra. A partire dalle piccole cose.
La crisi climatica, ogni genere di disuguaglianza, la corsa all’accaparramento di risorse, il potere, i dogmi religiosi, le economie, la gestione della ricchezza mondiale nelle mani dell’1 % di 8,2 miliardi di esseri umani (in crescita continua), sono fra i molti motivi tensivi già sfuggiti al controllo da parte di un sistema traballante, per usare un’attenuazione.
E anche molto di questo è responsabilità nostra. L’uomo non riesce a mantenere la pace dunque, perchè l’uomo ha svenduto la conoscenza storica e la sapienza all’offerente più ingannevole e appannante, senza ancora essersi distaccato da tutti i peccati originali e capitali. Non ha tesaurizzato quasi niente in millenni di insegnamenti.
Mettiamoci il carico, inserendo in questo zibaldone il fallimento e la debolezza di istituzioni, una volta faro, come la NATO, le Nazioni Unite e perchè no…pure la nostra confusa Europa, la quale su molte questioni pare tenuta insieme con lo scotch.
DOV’E’ L’UOMO?
E’ scomparso assieme all’etica e alla solidarietà
Ha sostituito la prima con la ricerca del materialismo e del dominio, e la seconda con il difetto più studiato dal fior fiore di pensatori, filosofi o scrittori dei quali la lista è vasta: l’egoismo.
Si potrebbe chiudere l’editoriale in cento modi, vado a memoria con la prima cosa che mi sorge: ricordo il passaggio di un film denuncia (Missisipi burning) dalla regia cruda di Parker e dalla sceneggiatura senza sbavature, complici attori perfetti fra cui Gene Hackman e Willem Dafoe, su fatti realmente accaduti in Missisipi durante gli anni 60 e la battaglia per i diritti civili afroamericani.
“In un momento di debolezza, la moglie di un violento membro del KU KLUX KLAN, confessa all’agente FBI durante un colloquio liberatore che il razzismo non è una caratteristica con la quale si nasce…ma è un seme velenoso che ti viene instillato sin da bambini, a scuola, in casa, giorno dopo giorno…fino a quando sarai convinto che è giusto così...”
Tutto, in conclusione, parte dalle fondamenta.
Evidentemente, il Neolitico non è finito. Siamo ancora seduti su palafitte fragili e vacillanti.
