di Stefano Grimaldi
Poi esistono quegli eroi silenziosi che nonostante le difficoltà insormontabili e i rischi seri, proseguono la loro missione attraverso notti insonni, ostruzionismi e sfiducia, promesse di morte, intimidazioni e indifferenza dei sistemi, omertà e meno riconoscenza di quella meritata; tirando diritto con coraggio leonino facendo quella parte di proprio dovere che non urla, ma che è di vitale importanza per la stabilità di una società minata e drammaticamente divorata dalla malavita e dalla codardìa.
Poi esistono quelle congiunzioni e quei sodalizi nei quali alcune anime benedette si ritrovano e creano un legame d’acciaio che va oltre la liaison professionale, ma la supera fino a rinsaldarsi in amicizia per sempre. Un legame fatto di affinità valoriali quali rispetto, onore, fiducia, stima e, non ultime, la protezione e la fedeltà reciproche.
Questa breve e senz’altro incompleta premessa dovuta, voluta e meritata va dedicata, nello specifico, a due attori straordinari della storia d’Italia: il Magistrato-scrittore Marcello Vitale il quale capitalizza, a fine funzione istituzionale, la propria solida e vasta esperienza nella ideazione e stesura di molti libri di successo; e Pietro Megale, fedele e valoroso Capitano Comandante dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza, volendo qui estrarre qualche riflessione dei due protagonisti, assieme a un piccolo dialogo testimone, a distanza di molti anni, della stima reciproca resistente e ignara del tempo che scorre e rispettosa di uno spirito di servizio al quale tutti noi, della parte sana della società, dovremmo inchinarci. Sempre, anche quando non vediamo uno straordinario lavoro silenzioso e prezioso.
MARCELLO VITALE “Un grande mio collaboratore Pietro Megale, all’epoca in cui a Lamezia Terme verso la fine degli anni 90 io ero il Capo della Procura della Repubblica e lui il Capitano Comandante dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza; fu il momento in cui, con pochi magistrati e scarsi mezzi a disposizione, riuscii a creare col suo fattivo aiuto, con ostinata determinazione a vocazione pionieristica, in un territorio ad alta intensità ‘ndranghetista, una sorta di pool allargato a “tutti gli operatori di giustizia” ivi compresi i rappresentanti delle Forze dell’Ordine (conscio che, nell’economia del processo ogni fase ha la sua fondamentale importanza, compresa quella svolta dalla polizia giudiziaria nella immediatezza del fatto). Ogni mese quindi ci si riuniva tutti e si fissavano insieme, con coinvolgente entusiasmo, gli obiettivi più urgenti da raggiungere, pur tra mille difficoltà di ogni genere (vero caro Megale?) nella lotta contro la Criminalità Organizzata o meno.
Un giorno non lontano, con memore assistenza del leggendario “capitano”, vorrei scrivere qualcosa che fissi sulla carta, definitivamente, sottraendo all’usura del tempo, quell’irripetibile periodo”.
PIETRO MEGALE: “Grande il mio Procuratore sottoscrivo a pieno il periodo più bello e fecondo della mia esperienza in G.di F. Sempre nel cuore.
Estratto dal Libro di Marcello Vitale
“CANTI SCIOLTI E BALLATE PER I MORTI DI ‘NDRINA E DI MAFIA”
Fava, Impastato, Francese, De Mauro,
tutti furono uccisi, non ebbero riparo:
avevano osato con le loro idee sfidarli
bisognava inesorabilmente eliminarli.
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Chi morì di lupara bianca
e una tomba ancora gli manca,
altri morirono di semplice lupara
e quindi ebbero la fortuna di una bara,
Peppino Impastato lo dilaniò una bomba
ma anche i suoi resti han trovato una tomba.
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A tanti giornalisti, cronisti impartirono
la dura punizione
per cancellare la libertà d’espressione:
ma la libertà di manifestare il pensiero
giammai potrà andare al cimitero.
