di *Marcello Vitale, Magistrato e Scrittore
Presidente Aggiunto Onorario della Corte di Cassazione
La vita non è, come non pochi vorrebbero, un bel tema o almeno un rassicurante temino pieno di soggetti, predicati e complementi oggetto o verbi presente, passato, futuro; scorre a caso, senza regole fisse e preordinate ortografie, a volte veloce, sballottandoti tra le rocce e rompendoti le ossa malgrado tu tenti di aggrapparti ai taglienti spuntoni tra la corrente invocando inascoltato di essere salvato (non si sa poi da chi) e altre volte procede lenta, facendoti, se sei prescelto e fortunato, avanzare tra la folla con passo regale, applaudito dal tuo prossimo che ti osanna chiamandoti capo e tu rispondi con sussiego con un cenno di mano come se ti rivolgessi clemente ai tuoi sudditi.
I quali, in generale nella Società, ci tengono al loro ruolo subordinato che non comporta tanti rischi ( il capo invece se fallisce viene impalato), desiderano essere comandati perché se il condottiero non ci fosse rimarrebbero senza guida, poveri sbandati orfani del padre padrone che non sanno come organizzarsi, dove dirigersi, e si sentono infelici. Ho visto tanti piangere perché il loro capo era morto o gravemente ammalato, e sconsolati si guardavano attorno nella speranza di trovarne un altro magari non lontano cui offrire i loro servigi.
Non c’è di che meravigliarsi di ciò perché questo è da sempre accaduto ed accadrà, ed anche oggi accade e come!, basta sapersi guardare attorno e vedere di qua e di là, disseminate a chiazze, le tante cataste umane che si formano per spontanea aggregazione, quando non addirittura vocazione dei tantissimi leccaculi, vere e proprie piramidi, con quelli di rango inferiore alla base e gli altri, di livello più elevato, sulle loro spalle, e via via sino in cima dove svetta maestosamente da solo il capo appunto, quello che dall’alto dà gli ordini e gli altri ubbidiscono con la promessa di ricevere, come giusto, remunerazioni e cariche adeguate ai loro gravosi compiti di sostegno all’enorme sistema piramidale in cui con grande soddisfazione sono stati inseriti.
Il supercapo poi, quello al vertice di tutte le varie piramidi, una sorta di re dei re, lo vedi solo di rado, come si conviene alle autorità supreme, e suole apparire al suono di tamburi preceduto da diversi squilli di tromba. Il capo ci crede davvero di essere un capo o se donna una capessa (capa è brutto) e spesso parla alle folle distese ai suoi piedi con voce profetica e ispirata, affermando, nell’esortare accoratamente le stesse a sua difesa, di essere circondato/a da schiere di nemici, spesso invisibili, che si oppongono alla sua illuminata gestione del potere diretta esclusivamente al benessere delle masse.
