LA GENTILEZZA E’ ROCK

di Stefano Grimaldi

“La gentilezza è il linguaggio che il sordo può sentire e il cieco può vedere”

Mark Twain

Dunque la gentilezza è intelligente anche perchè trascende ogni barriera.

È anche un po’ Rock.

Dalla gentilezza, se viene propagata, rispettata, compresa e ritornata, nascono meccanismi virtuosi fra le genti, dai quali poter trarre solo benefici. Vedremo il perché.

Essere Rock significa avere dentro quella dose di anticonformismo che, nella fattispecie, ti distingue, in un mondo che dispone di più mezzi generali accessibili e che però è ancora troppo grezzo, maleducato, chiuso e miope. Paradossalmente, in taluni aspetti, perfino regredito.

Essere Rock significa poter ispirare cambiamenti andando contro la corrente del dilagante e massivo menefreghismo convenzionale, dell’egoismo sociale incancrenitosi; appellandosi di contro alle più sagge interpretazioni di libertà, di autonomia mentale e di stile comportamentale; rifiutandosi perciò di essere inghiottito dal pensiero comune.

Insomma, facendo capo all’uso di “un’etica scomoda”, come ha scelto di essere questo giornale.

La “catena della gentilezza” è un fenomeno a effetto domino in cui un singolo gesto positivo si diffonde ispirando altri a compiere atti analoghi, originando un ciclo virtuoso dall’alto impatto sociale che permea profondamente la qualità della vita sia individuale che collettiva. Una scelta non solo intelligente ma anche molto pragmatica.

Farsi confondere dal fatto o dal detto che la gentilezza sia una debolezza, perchè a volte o spesso non si ha ritorno, è un grave errore di sottovalutazione dei concetti di superiorità e forza.

E’ mollare per condizionamento. Quella sì che è debolezza.

La gentilezza ha una forza mostruosa. Chi non ritorna la gentilezza sa di essere in errore.

Egli-Ella possono solo essere dei fuggitivi. Ma da te, e da come sei o scegli di essere, non puoi scappare.

Creare un microcosmo gentile, per quanto piccolo, ti farà vivere in un ambiente sano. Ossigenato.

Nel quale puoi respirare e puoi sentire il silenzio, compagno di viaggio eccezionale, sussurrarti i suoni più belli. Sì perchè il silenzio ha il suono della pace, del benessere, della calma, della forza trasformativa.

Una sinfonia invisibile e udibile solo da chi la sa ascoltare. E’ una piccola luce in una stanza buia capace di scatenare un bagliore che cambia completamente l’atmosfera.

Credo che la connessione fra tutto ciò, attenga alla consapevolezza e alla scelta di essere così.

Bisogna sapere cosa sia la gentilezza, perchè essa non è solo legata al saluto o a gesti cortesi..ma è anima, generosità, empatia. Certo ci puoi nascere, ma le devi saper direzionare, capitalizzare…e quindi, per questi obiettivi, necessitare di una certa maturità.

Essere gentili è molto coraggioso in un mondo spesso al contrario.

So per certo che continuare a cedere il passo, anche a un giovane, a una signora o a chiunque – che se ne fregherà, non capirà e non ringrazierà…o trovare il tempo di fare una chiamata, anche se sembrerà scontata a chi non penserà che perfino il tuo tempo vale, ma solamente non lo fai pesare… od ogni qualvolta metti da parte un po’ di ego e riuscirai ad ascoltare… vivrai meglio.

Più sereno, perchè voli sopra le cose. Più leggero, meno rabbioso, più consapevole di come funzionano cose, persone, aspettative.

So che, così facendo, “rischi” di scoprire che ci può essere più gratitudine di quella che pensavi. Dovevi solo aiutare quella persona a tirargliela fuori.

So che fa meglio alla salute. Non puoi stare sempre coi pugni chiusi nelle tasche.

So che non voglio piegarmi alle convenzioni sbagliate.

So che alla fine non ho mai perso di più di quello che ho appreso e guadagnato.

So che, coi suoi modi e i suoi tempi quasi sempre incomprensibili, ci penserà la vita a metterci a piombo coi nostri errori o le cose fatte bene. E con molta meno delicatezza.

E a me, va molto bene così. Nonostante tutto.