L’incomunicabilità ovvero il perfido gioco delle parti

di Marcello Vitale

Noto che sempre più frequentemente (anche in alto loco) si finge di ascoltare l’interlocutore assicurandogli che sarà assecondato in ciò ch’ egli dice e propone, pur riproponendosi invece di fare l’opposto; il che poi puntualmente avviene.

Ma a ben vedere mi accorgo pure che accade che allorchè l’interlocutore (tanto più se autorevole) elargisce (con affettata convinzione avendo capito l’antifona) i suoi consigli, già sa in anticipo che l’altro con cui a sua volta interloquisce certamente non li ascolterà pur assicurandogli il contrario.

Eppure egli interlocutore (per comodità da definirsi “principale”) continua instancabilmente, con perseverante accanimento, il suo ruolo di grande elargitore di consigli ( mi verrebbe di definirlo grande elemosiniere) perché se lo facesse perderebbe la sua autorevolezza super partes di dispensatore saggio di buoni propositi, atti a far sopravvivere almeno al minimo la mirabile e riarmonizzante opera di umana architettura mantenuta in essere dell’avvento non poco omologante, confusionale e disgregante dell’intelligenza artificiale (per brevità nomata i.a.).

Che fare in questo aggrovigliato enpasse in cui nessuno si fida di nessuno ma solo finge di farlo per motivi di superiori equilibri socio-politici-culturali?

Io in proposito una idea ce l’avrei, per ora non ve la dico. Forse lo farò un’altra volta.