di Stefano Grimaldi
Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, il confine tra scienza, avanguardia e durata della vita non si sta solo spostando: sta accelerando. E noi, nel mezzo, cerchiamo di capire se stiamo assistendo a un progresso o a una nuova forma di illusione.
COMPRARE IL TEMPO
Il Progetto Centenari, o bio hacking — quell’insieme di pratiche con cui si tenta di ottimizzare corpo e mente — è presentato come la nuova frontiera dell’allungamento della vita. Se poi la vita è anche giovinevole e anti aging, tanto meglio. O almeno così sembra, secondo la comunicazione mainstream.
Eppure, c’era un tempo in cui maturità e vecchiaia avevano un senso pieno: biologico, simbolico, sociale. Le rughe non facevano paura: erano un segno e un segnale. Una conquista. Un riconoscimento. Un rango.
Oggi, nel dibattito pubblico, la vecchiaia appare quasi come una condizione da evitare, un errore di sistema. Nel contempo la Scienza — quella volta al positivo — ci mette in guardia attraverso nuove scoperte: secondo alcuni studi, ad esempio, la crioterapia casalinga avrebbe effetti benefici; nel dibattito scientifico attuale si discute dell’impatto del grasso viscerale; la keto è celebrata e criticata a giorni alterni; il digiuno intermittente divide; lo smartwatch ci scandaglia ogni parametro come un sonar; il resveratrolo è un mito che si accende e si spegne a seconda delle ricerche; il vino rosso fa bene, poi no, poi forse; la carne rossa idem.
Un vortice informativo che confonde più di quanto chiarisca.
Ironia a parte, la Scienza — soprattutto grazie all’Intelligenza Artificiale — fa ben altro di straordinario: individua casi clinici invisibili all’occhio umano, riconosce sintomi precoci, accelera ricerche che prima richiedevano anni… e vite.
QUALITÀ-QUANTITÀ, l’eterno dilemma
Per sgomberare il campo: credo si concordi, almeno in quella parte che fa statistica, sul fatto che la durata della salute (healthspan) debba coincidere il più possibile con la durata della vita (lifespan).
Ma quand’è che l’ottimizzazione dei processi biologici diventa ansia, ossessione, accanimento?
A mio avviso, quando il corpo smette di essere un compagno e diventa un progetto da correggere. Quando il modello estetico — secondo alcuni osservatori ormai interiorizzato socialmente — prende il posto della salute. Quando la quantità non coincide più con la qualità. Quando un battito in più, un LDL borderline, un milligrammo fuori posto diventano motivo di allarme. Quando una pressione psicologica esterna o interna e costante invade i pensieri sottraendo serenità. Quando il benessere si trasforma in giudizio, su sé stessi e sugli altri.
E se tutto questo può sembrare ovvio, l’osservazione attenta racconta altro: è molto più presente di quanto si creda, a giudicare dalle cronache giovanili e non, e da quella superficialità un po’ cinica, sinistra e deleteria che si incontra nel quotidiano.
Avrei voluto chiudere in un modo, ma cedo il passo — con umile ammirazione — a chi, già nel 1940, aveva intuito molto di specie umana, macchine, etica e futuro:
“La vita è piacevole. La morte è pacifica. È la transizione che crea problemi.”
Isaac Asimov
