CRISI MEDIO ORIENTALE


Quali effetti oggi con un governo di sinistra?

di Mauro Malaguti


Oggi, nel primo pomeriggio, erano in programma a Palazzo Montecitorio le comunicazioni della premier Giorgia Meloni sulla crisi mediorientale in vista del prossimo consiglio dell’Unione europea. Per l’occasione forti critiche sono arrivate dalle opposizioni e il movimento 5 Stelle ha presentato una risoluzione in cui si chiede: di non autorizzare l’eventuale richiesta da parte degli Stati Uniti di utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l’Iran; di non fornire alcun tipo di supporto militare, sia infrastrutturale sia operativo, alle forze armate degli Stati Uniti”; inoltre, si impegna l’esecutivo anche alla sospensione dell’accordo di associazione Unione europea-Israele. Il partito Democratico, a seguire, ha espresso la convinzione che la soluzione sia trattare e non bombardare. Nella sua relazione la premier di Fratelli d’Italia ha sottolineato come l’impegno prioritario del governo sia nel cercare una mediazione che miri alla de escalation del conflitto tra Israele e l’Iran. Ma quali sarebbero le risposte se al governo fossero ancora le sinistre? Nel merito il deputato meloniano Mauro Malaguti, componente della Commissione difesa:
“L’ impegno diplomatico nazionale deve essere certamente rivoto alla ricerca di riaprire un dialogo tra le parti in conflitto ma mentre quel dialogo tutti lo stavano cercando, l’Iran finanziava e sosteneva l’attacco di Hamas del 7 ottobre a civili inermi, e ha continuato a mantenere un atteggiamento ambiguo nella gestione dei propri impianti nucleari, confermando i molti segnali sull’arricchimento dell’uranio al fine di ottenere ordigni atomici. Ora in questo quadro, e oramai in un aperto conflitto tra i nostri alleati storici e un regime che vede come obbiettivo dichiarato l’annientamento di Israele e come nemico principale le democrazie occidentali, occorre chiedersi quale sarebbe apparso il ruolo dell’Italia se con un governo di sinistra fosse stata approvata la risoluzione pentastellata. Un tale atto, di fatto, avrebbe insinuato divisioni nell’ambito del rapporto con le nostre alleanze storiche in ambito europeo e con gli Stati Uniti, condividendo quella propaganda delle fazioni arabe integraliste che cerca di minare l’unità del blocco delle democrazie occidentali”.