di Stefano Grimaldi
“Nichts ist so tödlich wie die Gleichgültigkeit.“
«Nulla è così mortale quanto l’indifferenza.»
Friedrich Nietzsche
Chi meglio del filosofo tedesco “di rottura” Nietzsche può rappresentare la riapparizione della nichilista mancanza di valori umani ai quali si è già ritornati?
E quale immagine allegorica può raffigurare, meglio di una inquietante metropolitana vuota e buia, l’assenza di una umanità che si è anestetizzata al dolore e alla violenza fino a far morire sola una ragazza accoltellata a tradimento senza nemmeno stringerle la mano mentre esala l’ ultimo respiro in una delle morti in solitudine più agghiaccianti mai viste?
Perché di questa indifferenza disumana si tratta. Che parte da una situazione pubblica, quotidiana, usuale, a guardia abbassata, di spalle.
Ma che si è propagata dal privato al mondo, in maniera esponenziale e ormai fuori controllo.
Una rabbia sociale che monta invece di essere disinnescata da quei valori messi a disposizione da millenni dai grandi pensieri della cultura e i cui effetti nefasti, se non contrastati, continuano a riempire le pagine orribili della nostra storia.
Alcune religioni vengono prese da sempre a strumento abusato come motivo di pulizia etnica, di distacco, di odio razziale o ideologico; calpestando così la parola del Profeta, del Predicatore o del Dio di turno che di molto o tutto parlavano tranne che di questo, spesso interpretato male dall’Uomo.
E dunque, in mezzo al mare magnum dell’istinto autodistruttivo di una certa vasta umanità, l’indifferenza è un sentimento primordiale reo (addirittura) di tutti i mali a sentire Nietzsche. Uno che del disagio ne sapeva qualcosa.
Quello di cui si vuol brevemente parlare e che lo scrittore in citazione ci segnala è quel silenzio soffocante di chi non ci guarda, non ci parla, non ci considera più. Si allontana, si distacca, gira le spalle a noi, a tutto, a tutti.
Chissenefrega del bisogno altrui, dell’empatia, dell’umanità. Mi disconnetto totalmente, così non ho problemi, non soffro, non rischio; pare pensino.
Quando trascuri tutto ciò, allora si è spacciati, tutti. Anche coloro che pensano di salvarsi creando un microcosmo circoscritto a se stessi.
Se finisce l’aiuto, l’empatia, la solidarietà. Finisce l’umanità.
Come si può fare a far leggere i grandi pensieri a questa parte di umanità di retroguardia che ha già perso? Che ha scelto di normalizzare questa recessione umana?
IL PARADOSSO DEL PROGRESSO
Quindi da un lato si è progrediti fino a ipotizzare Marte come piattaforma futura di sopravvivenza mentre, nel contempo, ci si è umanamente involuti.
Qual’ è allora il compito più urgente?
Di certo, si è spostato il baricentro delle priorità verso un progresso solo tecnologico che si è dimenticato dell’essenza di quell’Uomo del quale bisogna con forza, e invece, tenere conto se si vuole dominare la super-tecnologia e non farsi soverchiare. Sentimenti compresi.
Perchè quell’insieme di alti valori che vanno a comporre l’essere umano, non sono né digitalizzabili, né tanto meno trascurabili pensando di cavarsela voltando le spalle all’amore, alle relazioni, all’aiuto, alla solidarietà ecc.
E’ un’epoca questa che rincorre col fiatone l’informazione serrata e compulsiva piuttosto che la tenuta o riscoperta delle emozioni fondamentali.
Per cui, invece di lottare per le fondamenta che hanno salvato e vorranno salvare l’umanità, si prende la strada dell’ indifferenza, della cecità volontaria, dell’assenza, dell’abitudine al male come atto ripetitivo e accettato; che non prevedi consumerà anche te indifferente, ma lo farà. Lentamente e inesorabilmente.
E te ne accorgerai quando toccherà a te…eccome se toccherà anche a te; finto immune che non sei altro.
La responsabilità generale di quanto si sta vivendo parte perciò dal singolo.
Da quel singolo che sceglie l’ignavia (argomento già trattato qui su Altrafonte n.d.r.); il quale o la quale scelgono scientemente di tacere, di non vedere, di non intervenire, di non aiutare…insomma di NON.
Conclusione
La codardia e l’indifferenza originano buona parte di quanto di più disturbante la società possa produrre.
Assurdamente, mentre quando ci si è dentro in prima persona si pretendono ogni genere di diritti e valori, quando gli stessi vanno offerti o richiesti dal prossimo, una certa umanità fugge nei modi più creativi. E solitamente questi ultimi sono anche i più pretenziosi se si tratta di loro, sparando, come primo proiettile, l’incolpare qualcun’altro/a o qualcos’altro al quale vomitare le proprie responsabilità e il proprio malessere, non sanato, con l’autocritica e lo scambio umano; ma ingrassato con l’indifferenza genitrice di molti mali.
Vedi come il concetto della finta immunità citato sopra torna?
La rabbia mescolata al cuore spezzato, assieme a quel bitume umano senza speranza che ha solo pretese egoiste verso una società che non onora nemmeno nell’ ultimo respiro, mi impedisce di procedere perché ammetto di non riuscire a controllarla al meglio.
I molti fatti così come sopra, non si lamentino quindi di un mondo sorretto e onorato da pochi coraggiosi.
