SE L’UOMO NON E’ ABBASTANZA

di Stefano Grimaldi

Sigmund Freud, a un certo punto della sua vita, ammise candidamente e con cognizione di causa (se non l’aveva lui…) di preferire in molti aspetti la società degli animali a quella umana.

Secondo il Padre della psicanalisi la necessità della società civile di raggiungere compromessi continui atti a garantire ordine, sicurezza, equilibrio, genera frustrazioni e nevrosi in quanto le nostre pulsioni sessuali, aggressive e istintive vengono represse.

Questa costante divisione tra desiderio e imposizione, alla lunga, può dunque risultare ingestibile.

Ne consegue che, agli occhi e alle deduzioni di F., gli animali non conoscono calcoli ipocriti né menzogna, risultando più sinceri.

Particolarmente in questa epoca succede sempre più che ci si attacchi agli animali per cercare quella sincerità e quella empatia che le relazioni fra umani, sempre più complicate da obiettivi di performance, egoismo sociale, ambizione errata, competizione e rinuncia ai valori, non trovano più ragione di esistere; laddove ovviamente vi sia una parte di umanità che non riesce a far convivere i due tipi d’ amore sottintesi.

Per chi volesse invece seguire la via del misticismo, San Francesco non si poneva dubbi sulla profondità del rapporto con gli animali.

Egli vedeva gli stessi come suoi pari e creature Divine.

Per converso, l’antropocentrismo classico di tutte le epoche, e questa attuale non fa differenza, è risultato essere per molti versi fallimentare.

Non solo per l’onta di relegare gli animali a creature subordinate, a cibo prodotto senza sostenibilità, ma ancor più drammaticamente a strumento di sfogo della violenza, di cui alcuni esempi: il gattino gettato dal cavalcavia da adolescenti che nel mentre si filmano, i cani appena nati chiusi nel sacco nero di plastica a soffocare o legati in una strada bollente, i cetacei dall’intelligenza straordinaria chiusi in un innaturale delfinarium stressati e abusati fino a fargli piegare su se stessa la pinna caudale quasi a metaforizzare una violenza morale contro la natura ingabbiata e violentata, per il pubblico ludibrio, riflessa sulla fisicità animale, la tradizionale mattanza di globicefali e delfini nelle isole Fær Øer (Grindadràp) alla quale le famiglie eccitate di morte fanno partecipare i bambini, immortalati mentre sono intenti a scagliare i feti contro gli scogli, ecc.

Basta ho il vomito. Che razza di umanità è pure questa.

Come si fa a non dare ragione a Freud? Ove non bastasse la violenza che l’uomo fa a se stesso e al suo prossimo, le frustrazioni citate in apertura trovano la via aggiuntiva della violenza su natura e animali.

“Sorella luna, fratello sole, fratello lupo,” un pensiero corto e potente nel quale San Francesco sottolinea la sua convinzione che tutte le creature fossero parte di una grande famiglia universale, riflesso di Dio in terra. Se non si crede in Dio, siate almeno uomini e donne!

Il “Suo” Cantico delle Creature è una splendida dichiarazione d’amore verso la natura e gli animali; attraverso la quale vi si trova uno dei messaggi più alti di pace e fraternità fra tutti gli esseri del Creato.

L’ennesimo componimento poetico inno alla vita e capolavoro d’ispirazione, finito nel dimenticatoio di una umanità che non ha ancora trovato la retta via, nonostante tutto sia già stato pensato per noi.

Chiudo veramente:

Un uomo di buon carattere ama anche gli animali; la sua gentilezza e la sua compassione si estendono a tutte le creature che soffrono”

*Plutarco