di Stefano Grimaldi
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“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno.” – Giovanni Falcone
Senza voler correre tanto lontano, o voler affrontare letture impegnative dalle quali non bisognerebbe però prescindere per il raggiungimento di una decente consapevolezza etica, esiste, da milioni di anni prima di noi, un mondo straordinario e spesso profanato dall’arroganza umana che è uno straordinario e regalato set cinematografico istruttivo e a cielo aperto.
Senza biglietto, senza obbligo di prenotazione, senza gender-gap, ricco di colori, emozioni, sentimenti, insegnamenti.
Basterebbe osservare – elaborare – ripetere.
Eppure, certa deficienza umana, è capace persino di complicare e complicarsi la vita quando già tutte le indicazioni sono presenti in natura o scritte da chi aveva già compreso tutto. Spesso e proprio osservando il mondo animale e vegetale; dal quale trarre ispirazioni.
LA TERRIFICANTE MEZZ’ORA DI ROB
Agosto 2007, al largo della Baia di Maunganui (Nuova Zelanda).
Rob Howes, è un bagnino che sta nuotando con la figlia e due amiche non molto lontano dalla riva.
Improvvisamente e inspiegabilmente appare un branco delfini che rapidamente e in formazione serrata circonda questi esseri diversi da loro, nuotando in cerchio in modo molto aggressivo…
Rob, esperto bagnino, percepisce che non si tratta di un gioco già visto…ma di un vero e proprio assetto di battaglia. Una manovra difensiva, atavica, meccanica, ancestrale.
Rob, la figlia e le amiche non hanno scampo, sono stretti tutti e in pochi secondi dai delfini all’interno di questo anello per una mezz’ora almeno, che pare essere un tempo infinito e senza speranza di liberarsi.
Fino a che, con la stessa indecifrabilità con cui questa manovra era iniziata, finisce.
Il gruppo di delfini si dilegua nelle profondità.
Perchè di tutto questo si sta chiedendo Rob trafelato e impaurito mentre rientra con le compagne a riva? E sì che i delfini sono animali amici…mille volte li ho visti avvicinarsi alla riva e giocare con noi…
In quel preciso istante, in sicurezza nell’acqua bassa, riguardandosi indietro, vede una grossa pinna caudale sbattere proprio dove si trovavano loro pochi momenti fa.
Era quella di un grosso squalo bianco.
LA RIVELAZIONE
Il vero super potere del Delfino non è la velocità. Il Marlin lo è parecchio di più.
E’ l’alleanza.
Quella certezza che garantisce sostegno e protezione quando siamo in difficoltà.
Quell’ inestimabile senso del dovere la cui forza deriva dalla fiducia nella comunità.
Quel senso etico naturale da milioni di anni di cui i delfini (in questo caso) sono dotati senza nemmeno aver letto Socrate, Platone o Aristotele a scuola.
Ma noi, siamo capaci di ingabbiarli per far ridere una massa di disturbati mentali, facendo fare loro i fischietti e i giochini con la palla.
E loro, ci accontentano. Costretti. Sofferenti.
Privati della libertà di aiutarti persino quando uno squalo ti vuole divorare e non sei uno di loro…sei uno strano essere, in difficoltà. Tanto basta. Per loro non esistono differenze come dicevamo in testa. Per loro esiste un concetto di gruppo. Esistono la cooperazione, la difesa, l’aiuto, il salvataggio, il gioco.
Loro percepiscono la vulnerabilità umana, a rischio dall’attacco mortale di un predatore, frapponendo i loro corpi; senza pensare al possibile sacrificio. Il soccorso è un dovere.
E’ un pilastro della loro etica, dovrebbe esserlo anche della nostra.
LA MOTIVAZIONE UMANA
Per quanto l’essere umano si sforzi di coltivare egoismo, egocentrismo e cinismo, la sua natura lo radica nella comunità: non è concepito per vivere al di fuori di essa.
La nostra specie si è sviluppata grazie alla cooperazione. Senza clan, tribù e comunità, l’Homo sapiens non avrebbe avuto la forza di sopravvivere in ambienti ostili.
Il bisogno di appartenenza è uno dei bisogni fondamentale, in quanto le società si reggono su reti di relazioni e mutuo sostegno. L’individuo isolato non riesce a costruire né a garantire continuità culturale.
Quando Aristotele dice che “l’uomo è un animale politico” intende che l’essere umano è per natura portato a vivere in comunità, nella polis, e che la sua realizzazione non può avvenire nell’isolamento.
IL TRADIMENTO UMANO
“Cosa spinge un essere a rischiare se non la vita, almeno un po’ di sé, per un estraneo che non gli potrà mai restituire il favore?”
L’altruismo? La solidarietà? L’empatia? O tutti gli aspetti primordiali descritti prima?
Ma allora perchè, se queste dette sono esigenze primarie e sociali, molti hanno perduto il contatto con i primordi dell’evoluzione?
Secondo me perchè l’interesse umano che ricerca nell’individualismo e nel materialismo la realizzazione ha finito col perdere l’etica; ovvero quel giusto modo di vivere che necessita di valori umani e felicità raggiungibile attraverso le virtù cardinali; alcune delle quali restano Coraggio, Giustizia, fortezza, etica ambientale, equilibrio.
Siamo certi di essere diventati i più evoluti?
