di Stefano Grimaldi
“Più intelligenza avrai, più soffrirai.”
Arthur Schopenhauer
Un giovane, poco tempo fa, mi ha chiesto che garanzie poteva avere riguardo un certo percorso nel quale riponeva quasi giuste aspettative, dando per scontato che alcune sue conquiste appena nate fossero già una cassaforte per il futuro e riponendo, in modo molto inesperto, supposte certezze date dalla inconsapevole o più pericolosamente sottovalutata sua inesperienza di vita.
Non so se erroneamente (non ho ancora finito e vedremo), ma continuo a credere che talune qualità si siano manifestate più efficaci di altre.
Ad esempio: ritengo che la preparazione sia necessaria, l’intelligenza (in varie forme) abbia una sua utilità generale (intelligenza concreta) o specifica (intelligenza matematica) e mi pare interessante anche quella creativa; laddove s’ intenda la creatività come abilità nel risolvere i fatti della vita attraverso soluzioni ingegnose, e non “solamente” per dipingere un quadro o comporre uno spartito. Come preparazione, dicevo prima, sottintendo più che altro quella alla vita, non unicamente accademica. Quest’ultima è decisamente complicata perchè abbisogna di tempo e di intelligenza elaborativa.
L’intelligenza è un plus, ma inefficace se non viene supportata da doti parecchio determinanti quali la resistenza, la resilienza, la forza di carattere, la tenuta mentale e così via.
IL RIFIUTO DI PIEGARSI ALLE AVVERSITA’
Questo citato è uno degli aspetti basilari e necessari alla costruzione di quell’armatura senza la quale la tua bella intelligenza può diventare una spina dorsale senza midollo; quindi un’apparenza di solidità, che manca di coraggio o sostanza.
Senza voler forzare lettura e concetti, per poter trasformare uno o tanti fatti negativi o diciamo istruttivi, in quella energia utile al sostegno di tutta la “macchina” facendola procedere, è essenziale sviluppare alla svelta o potenziare, se si ha fortuna genetica, quelle compagne di viaggio di cui sopra.
Il caro Friedrich Nietzsche ci costruì sopra una bella fetta della sua filosofia di vita sull’aforisma
“ciò che non mi distrugge mi fortifica”
Il dolore e la sofferenza, che in misura asimmetrica capitano se non a tutta l’umanità a quasi tutta, sono o sarebbero dunque da vivere come un affinamento del carattere e della determinazione nell’andare avanti. Almeno più che si può. Fino a che si può. Aspetto complicatissimo nella gestione dell’ esistenza di tutti quanti noi.
IL DOLORE E’ PARADOSSALE
Purchè si riesca a superare, è paradossale. E’ un maestro paradossale. A volte totalmente inutile, solo casuale, solo ferente, solo caotico. Inspiegabile. Ma noi, cerchiamo o meglio dobbiamo trovargli una spiegazione per non sentirci inghiottiti dal caos. Il cervello non ammette caos.
Ti fa male, a volte malissimo.
Quando è comprensibile, arriva per farti un piacere nel crescere in consapevolezza, maturità, visione, resistenza, tenacia, forza e magari altro.
Quando è incomprensibile e immotivato, almeno alla nostra lettura, è uno dei grandi buchi neri dell’esistenza.
Possibile allora che proprio questo nemico, che nessuno vorrebbe, diventa – a caso – una delle tue più grandi risorse per l’avanzamento?
A quanto pare e tutto sommato, frequentemente sì.
Da cosa abbiamo imparato più di ogni altra situazione?
A pensarci bene, dai dolori. Spesso.
E spesso, è già abbastanza, per farne una teoria di conversione (dolore che diviene insegnamento e forza), almeno per il sottoscritto.
Dunque, la grande differenza dove sta?
In chi decide di lottare e chi no. Penso.
La nostra risposta (quando è possibile darla) è probabilmente l’unico aspetto che conta e può fare la differenza in questa faccenda; continuando a costruire qualcosa quotidianamente, senza cedere alle debolezze o alla rinuncia. A poco a poco. Ma avanzando.
Per niente facile, ma almeno è un’alternativa piena di speranza. Si è già affrontato il valore inestimabile della speranza. (n.d.r.)
Quindi, ci serve una benzina molto cara, che però- per fortuna – abbiamo a disposizione senza che il distributore sia lontano o chiuso, avendo noi le chiavi.
Pare, concludendo, che fra le diverse disponibilità di cui possiamo godere nella vita quali : amore, cooperazione, conoscenza, creatività, coraggio, arbitrio ecc., anche il dolore sembra essere– a volte – un viatico necessario per l’evoluzione.
Accettandolo – affrontandolo- superandolo (dove possibile).
Ma sai che pensandoci bene e in quest’ottica, quasi quasi… Mmmh…no, non sono ancora del tutto convinto. Vedremo, per ora si lotta.
