di Stefano Grimaldi
“Nessuno è così vecchio da non pensare di poter vivere ancora un anno”
–Cicerone
La gioventù che se ne va, la metamorfosi, l’accettazione del nuovo sé, è un’unica operazione complessa e silente che si svolge fra malinconia e coraggio.
La malinconia è più diffusa. Il coraggio non sempre, essendo meno cosa per tutti.
In mezzo a diversi segnali – a volte timidi a volte più evidenti – un giorno qualunque ci si accorge di un netto cambiamento del corpo che non coincide più con l’immagine che abbiamo di noi stessi ancora impressa.
Una situazione che si svela improvvisamente come un’assenza. Ce ne accorgiamo con sbalordimento, eppure se ne stava andando in punta di piedi . Vai a capire come mai…
Di conseguenza, Accettare, è un verbo che mi irrita spesso perchè, più facilmente, lo collego a scenari di “resa dolorosa – consapevolezza passiva – imposizione – fine” .
ADDIO A CHI ERI, BENVENUTO A CHI SEI
Ecco l’ennesimo lutto che è arrivato dunque.
Un frangente nel quale serve coraggio, quasi eroismo in alcuni casi, come ad esempio l’affronto del “mai più”.
Uno scenario nuovo e delicato che necessita di un’altra persona.
Un altro TE, cambiato d’abito, che spera d’aver scelto fra le varie opzioni e possibilità capitate, quello ad hoc per l’occasione.
Morta una identità, ne serve una più consona, più avveduta se non proprio illuminata.
Quindi, siccome il campo visivo e temporale di fronte a te si stringe sempre più, il tempo che tutto governa assume un ruolo ancor più dominante nello scandire scelte che non possono più beneficiare di alti margini d’errore. C’è sempre meno tempo per replicare o dover ricostruire, o dover troppo spiegare.
E’ IL MOMENTO DEL NO
Ecco che, come si è persa la pelle durante il proprio percorso attraverso la naturale muta dovuta alle età, ne rinasce un’altra che ti permette delle libertà di movimento e pensiero mai avute prima.
Ad esempio: il fregarsene di compiacere, la libertà di non essere più schiavo di canoni estetici in contrasto con la narrativa che la gioventù richiede, la performance, il falò liberatorio di quei costumi di scena che sei stato costretto a mettere per recitare ruoli sociali capaci di frantumare la pazienza più ferrea benchè necessari ad evoluzione o sopravvivenza.
Basta, è il momento di essere capiti da chi ci capisce. Chi non ci ha capito prima…beh, che se la smeni dove meglio o peggio ha ritenuto e con chi ha ritenuto.
“Futtetinne” diceva Bud Spencer in un intervista parlando della sua filosofia metropolitana di vita. Oggi, capisco meglio tutta la poesia di una colorita e sempre efficace napoletanità; comprensiva di indifferenza utile, fatalismo e leggerezza…un copione quasi teatrale.
E allora mentre i muscoli fanno sempre più fatica, le giunture cigolano e la memoria, a volte, ti prende in ischerzo, lasciamo andare le lancette per vedere cosa succede…senza trattenimenti; perchè anche procedere seppur acciaccati, feriti, più stufi, è una grande fortuna a molti preclusa.
Una mappa dissestata e morbida, impervia e ospitale, da attraversare col caldo o col freddo, con le lacrime e col sorriso, coi capelli ribelli o bianchi, di una persona sopravvissuta che ha ancora l’onore di restare…soprattutto umano possibilmente; sperando che perfino Cicerone si possa sbagliare, almeno con gli anni.
