DI STEFANO GRIMALDI
Continuo a pensare di non aver mai conosciuto o visto una persona dall‘intelligenza sana comportarsi male, almeno volontariamente.
In quel sana c’è ovviamente una conditio sine qua non
Intendo un’intelligenza non distorta da pregiudizi, ottusità, ossessioni e capace di una certa dose d’integrità morale: un modo di pensare rivolto al bene, al buon senso. Insomma, una mente lucida e robusta, navigata con sapienza e visione.
La persona che ricalca queste caratteristiche non ha bisogno di servirsi di piccole o grandi truffe emotive, morali, manipolazioni varie, fughe codarde, assenze, irresponsabilità e così via; la sua forma mentis – impostata alla risoluzione delle questioni in modo saggio – non glielo permette. La sua testa non funziona così.
L’ affermazione/citazione del celebre filosofo Jean-Paul Sartre nella foto a corredo, provocatoria e stimolante, ci invita a riflettere sul rapporto tra intelligenza, stupidità, convenienza e comportamento etico.
PERCHE’
Il male o la cattiveria (originati da ragionamenti stupidi) sono spesso il risultato di un’incapacità di vedere le conseguenze a lungo termine di ciò che si crede di far bene e della mancanza di empatia (forma d’ intelligenza emotiva) nonché di una visione del mondo e delle cose estremamente ristretta.
Uno stagno nel quale lo stupido pensa di essere un’Orca.
La persona stupida, che non sa di essere tale, vede solo il vantaggio immediato o l’impulso egoistico, nella costruzione di una serie di atti demenziali che gli si ritorceranno contro. Così dice anche la storia, leggendo un po’ di biografie a random. Egli-Ella, ragionano solo in termini reattivi confidando troppo in una sazietà che finirà per essere momentanea.
La persona intelligente ha una panoramica di valutazioni da elaborare ben più articolata: fatta di valori, ragionamenti logici, empatia, deduzioni, fatti, conseguenze possibili ecc.
Egli-Ella comprende la complessità delle relazioni umane e capisce che il male, alla fine, è controproducente anche per chi lo compie, usando – con licenza verbale – una maggiore chiaroveggenza.
Sappiamo che di acume ne esistono forme diverse: cognitivo, emotivo, sociale, morale.
E’ anche vero che una mente brillante dal punto di vista logico può essere carente nella comprensione empatica e nella gestione delle relazioni.
Ma quando parliamo di “intelligenza morale”, ci riferiamo alla capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni, di mettersi nei panni degli altri, di agire in modo lungimirante e responsabile. In questo senso, il comportamento etico è spesso il risultato di una mente allenata a pensare in modo complesso e sistemico; fra empatia e moralità.
STRATEGIA DEL BENE
Non è solo una questione di virtù: è una scelta strategica. La cooperazione, il rispetto, la generosità producono vantaggi relazionali, sociali.
Chi agisce con questa lungimiranza costruisce reti di fiducia, evita conflitti inutili, promuove ambienti sani. Il bene è dunque semplicemente più intelligente: richiede visione, controllo degli impulsi, capacità di rinunciare a vantaggi immediati per benefici futuri.
Per converso, i comportamenti stupidi sono distruttivi. Sono scorciatoie apparenti, vicoli ciechi.
Sono pasti apparentemente appaganti e sazianti di cui paghi le conseguenze dopo, dalla loro mal digestione agli accumuli raramente smaltibili.
Insomma, la stupidità è voler scegliere i limiti. “Stupido”, tutto sommato, non è un insulto, ma una categoria comportamentale.
Per tale motivo, un tizio parecchio intelligente e saggio diceva
“Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.”
Mark Twain
Eh sì, è davvero una relazione complicata…
