STEFANO GRIMALDI
“Porto addosso tutte le ferite delle battaglie che ho evitato”
– Fernando Pessoa
Scriveva così il poeta.
Chi sceglie la finta gioia superficiale creduta e cercata nel non scegliere, nel fuggire dalle cose o peggio da se stessi (in questo caso non ce la farai mai) invece di affrontare il dolore e la responsabilità della crescita, non troverà infine, che rimpianto. Ferite per l’appunto.
Quando così fosse, si è sulla strada maestra per rimanere col classico pugno di mosche in mano.
In piena modernità, esiste una ricerca della felicità presa in prestito, delegata ai beni materiali e alle loro promesse ombrose e ammalianti: oggetti che dovrebbero colmare vuoti, relazioni di facciata che dovrebbero confermare il nostro valore, amicizie d’interesse che si travestono da legami autentici, opportunismi che si spacciano per opportunità.
Un’economia altamente distorta: si dà per non sentirsi in colpa, si riceve per non sentirsi soli, si accumulano cose e contatti come se fossero garanzie di felicità, ma di breve durata.
E così, mentre rincorriamo approvazioni e conferme con piccoli anestetici materiali, rischiamo di ritrovarci esattamente dove non volevamo essere, senza il ritorno di ciò che cercavamo; nei modi sbagliati.
Un modo di imbastire le relazioni come appena detto non ha mai generato benessere e valori solidi. Li potrà affittare per un po’, quello sì se si guarda poco avanti.
Ma poco avanti, saltato quel meccanismo di tornaconto a orologeria, hai la sola certezza di ritrovare al tuo fianco la temuta triade : solitudine – ansia – vuoto.
Un “certo” modo di vivere non ha mai avuto un futuro vero. Basta osservare bene dentro le cose e le genti. E la storia generale o perfino personale se non fosse abbastanza; con le sue ripetizioni infinite utili da lezione a costo zero.
Quando si realizza che l’oggetto o la persona in questione, non hanno cambiato la nostra condizione – se non per quella mini vittoria di Pirro illusoria – arriva, dicevamo, la scure del senso di vuoto non colmato.
Il problema diventa quindi e resterà sempre il metodo. Nè l’oggetto, né la persona.
Ma il come dobbiamo fare per raggiungere l’autenticità.
Impostare le relazioni secondo disvalori (opportunismi materiali e morali) ha il senso stesso di firmare una “cambiale emotiva”, ovvero un impegno a pagarla più avanti con gli interessi passivi. Non abbiamo risolto il vuoto che perseguita, lo abbiamo procrastinato. E ancora, e ancora, e ancora. Sino a quando frustrazione, stanchezza ed eccesso di fallimenti non piegheranno anche te e il tuo metodo fallimentare al default.
Ecco che Pessoa, con la sua citazione, non solo apre il tema dell’articolo, ma ha pure la forza di abbracciarne la fine: pieni di ferite invisibili per non aver combattuto con coraggio e onore, ma per aver cercato di negoziare, con la vita, la felicità nel modo peggiore.
Scegliere scorciatoie emotive porta a ferite più profonde di quelle che temiamo affrontando il dolore.
Un’illusione dal conto finale troppo caro, fondata sulla sabbia.
