CRISI ENERGETICA: LE COLPE DEI PADRI


Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’On. Mauro Malaguti

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La colpa dei padri, che ricade per diverse generazioni sui figli, è un concetto biblico (Esodo 20.5) poi evolutosi con Ezechiele (18.20) che riporta la colpa alla responsabilità individuale.

Ma si può affermare che in politica le conseguenze delle colpe dei padri ricadono certamente sulle generazioni politiche successive. L’ideologia ambientalista, che è stata la prima grande sostenitrice dell’abolizione del nucleare con i referendum dell’87, influenzato dal disastro di Cernobyl dell’86, e poi di quello del 2011, decretarono una strategia energetica fallimentare costringendoci poi a pagare le bollette più care d’Europa ancora oggi. In proporzione 1 kg di un combustibile come il petrolio produce 1,6 kilowattora, 1 kg di uranio 235 produce 18,7 milioni di kilowattora.

Gli ingegneri nucleari italiani, tra i migliori al mondo, furono costretti ad andare a lavorare all’estero, precludendoci così anche gli impianti di nuova generazione che sono oggi la migliore soluzione per i paesi più energivori e contro l’inquinamento terrestre.

Ora con i conflitti in corso che pongono il tema dei costi energetici come uno dei principali problemi da affrontare, chi si trova ad essere dipendente da altri ovviamente sconta ancora di più le scelte sbagliate del passato.