EDUCARE PER RIUMANIZZARE

Intervento del 10 Ottobre 2025 del dott. Marcello Vitale – Presidente Aggiunto
Onorario della Corte di Cassazione – alla Inaugurazione del XII Anno Accademico
della Federiciana Università Popolare.


“Educare per riumanizzare. Sicurezza e informazione, moralità, legalità e diritto alla
vita. Restituire dignità e visione alla missione educativa. Realtà e prospettive”.

Questo il tema del convegno, senza dubbio complesso: io mi limiterò a poche battute
esaminando attentamente la traccia da cui occorre partire. Dunque in prima battuta
si pone “Educare per riumanizzare” ovvero l’educazione per la riumanizzazione: il che
presuppone che la società odierna sia in qualche misura divenuta invivibile, disumana
appunto (si pensi alle stragi che stanno avvenendo in guerre inaccettabili ed
estremamente cruente nei confronti di centinaia di migliaia di donne e bambini
innocenti) e bisogna curarla per farla ridiventare umana.
“Curarla” come? Qui, a fornirci indicazioni di massima sulla risposta, sovviene ancora
una volta la traccia del tema su cui si dibatte: la “cura” si ottiene “restituendo dignità
e visione alla missione educativa”. Ergo la “missione educativa”, quella in atto, oggi
come oggi non è adeguata agli inquieti e disumanizzanti tempi odierni, occorre ben
altro per restituirle “dignità e visione” essendo la società in cui impatta gravemente
ammalata, in preda a fenomeni di degradazione e disgregazione e percorsa dalle
rovinose metastasi del capitalismo selvaggio che produce l’arricchimento di pochi e la
povertà delle sterminate masse nonché la devastazione ambientale.
Occorre pertanto, in questo mondo sempre più digitalizzato e frenetico, definito fluido
(non si sa pertanto dove avvinghiarsi per non essere travolti dalla corrente del fiume
in piena) una rapida e incisiva inversione di marcia, non disdegnando le utilità della
tecnologia purché contenuta nei giusti limiti (si pensi all’incursione dell’Intelligenza
Artificiale che va posta sotto controllo per impedirle il predominio sull’uomo che l’ha
inventata); il tutto avvalendosi tra l’altro degli illuminati suggerimenti del pedagogista
brasiliano Paulo Freire (La pedagogia degli oppressi è il suo libro principale):
l’educazione non può limitarsi, come in passato generalmente accaduto, a trasmettere
solo conoscenze, ma il suo scopo primario deve essere il ritorno alla nostra umanità
riportando l’individuo, con lo stimolarne le potenzialità e i genuini interessi, alla
propria autentica e responsabile essenza, deviata e distorta dai troppi circolanti
esempi scellerati, non di rado anche di carattere istituzionale, erti a modelli di vita;
così contrastando l’indifferenza e l’esclusione e nel contempo incoraggiando
l’empatia, la giustizia sociale, la moralità, la legalità e il diritto di ognuno alla vita, tutti
valori dimenticati o quanto meno offuscati dalla corsa luciferina verso il dio denaro e
l’accaparramento della ricchezza comunque fatto.
Al centro del processo di educazione deve essere messa dunque, nel caso si voglia
veramente risalire la china, l’ascolto, il dialogo e il riconoscimento dell’altro come
uguale e complementare a sé, occorre rimettere al centro del sistema l’essere umano
inteso come valore, rifondando di conseguenza un Nuovo e Moderno Umanesimo
adeguato ai tempi in cui viviamo, con i postulati che ne derivano in termini di
uguaglianza tra i cittadini, di riconoscimento delle diversità personali e culturali,
dell’affermazione della libertà di idee e credenze e del ripudio della violenza.
Bisogna riconoscere che in questi ultimi tempi l’apparato dell’Istruzione – Educazione
italiano si è in qualche misura adoperato positivamente per invertire la rotta nel senso
sopra auspicato. A volo di rondine, qualche significativo esempio è costituito, per
sensibilizzare le scolaresche sui temi della legalità e della conoscenza e osservanza
delle regole di cittadinanza attiva, dalla rinnovazione della Carta di Intenti tra Miur
(Ministero dell’Istruzione e del Merito), Associazione Nazionale Magistrati, Direzione
Nazionale Antimafia, Autorità Nazionale Anticorruzione, Consiglio Superiore della
Magistratura, Ministero della Giustizia.
Altro esempio significativo, e se ne potrebbero
fare diversi, proviene dalla introduzione con legge 92 del 2019 dell’insegnamento
scolastico dell’educazione civica, norma il cui art. 3 prevede l’educazione degli
studenti alla legalità ed al contrasto delle mafie, la conoscenza della Costituzione, delle
Istituzioni dello Stato, dell’Unione europea e degli organismi costituzionali; così
stimolando i giovani ad assumersi, accrescendosi, la loro personale responsabilità
verso la collettività.
Finisco aggiungendo, in questo interessante e costruttivo clima di collaborazione,
richiamante i fondamentali valori della legalità e della giustizia, creatasi tra Stato,
attraverso il Miur, l’Associazione Nazionale Magistrati e il Consiglio superiore della
Magistratura (in procinto di divenire due con la riforma Nordio), che occorrerebbe
nelle sedi opportune rafforzare con necessari provvedimenti, in un riformatore quadro
sospingente per così dire all’autoeducazione degli operatori pure di appartenenza
istituzionale, le regole fissate dal D.Lgs 109 del 2006 che stabilisce che il magistrato,
nell’esercizio delle proprie funzioni, deve agire tra l’altro con riserbo ed equilibrio e se
viola tale principio incorre in un grave illecito disciplinare con le conseguenti pesanti
sanzioni. Tanto più che anche il Codice Etico emanato dall’ANM ribadisce il principio
di riservatezza imponendo ai magistrati, tra l’altro, di evitare giudizi su affari pendenti
e di limitare la pubblicità, non sollecitandola o divulgando trionfali notizie sulla propria
attività. Il che oggi, come è sotto gli occhi di tutti, spesso non accade, cavalcandosi
invece da parte di taluni (che per la verità non sono pochi), in preda al culto della
personalità (la propria), lo sfrenato scenario mediatico incentivante potere personale
e balzi in avanti di carriere.