PUNTO DI ROTTURA

di Stefano Grimaldi

“Non essere amati è solo sfortuna; la vera disgrazia è non saper amare”

Albert Camus

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E’ il 1889. Siamo a Torino.

Il cocchiere frusta brutalmente il suo cavallo allo stremo delle forze. Fra la gente, solamente un uomo distinto si avventa sul cavallo abbracciandolo, proteggendolo, rincuorandolo, rassicurandolo.

L’uomo distinto, dopo poco, stramazza al suolo in preda a un collasso emotivo.

Non si riprenderà mai più da quel dolore così intenso; crollerà successivamente nella follia. Verrà internato per il resto della sua vita, piegato da uno stato di alienazione mentale.

Quell’uomo aveva raggiunto il proprio punto di rottura.

Quell’uomo era Friedrich Nietzsche, uno dei filosofi moderni più influenti e rivoluzionari della storia.

Quell’ultima sua esplorazione del dolore, della interiorità e di quell’abisso umano che aveva descritto così sapientemente nelle sue opere, gli era stata fatale. Aveva colpito a morte un equilibrio fragilissimo e sottile fra il genio e la follia.

La sensibilità è un’arma estremamente potente, ma è una sorta di Giano Bifronte.

Essa amplifica, moltiplica i sentimenti; compresi i dolori e le delusioni.

Tale saper sentire connette dunque a una dimensione dell’amore e dell’empatia che possono passare facilmente, se non ben dominate, da un’esistenza più intensa, più colorata, più impressionista diciamo così, a una esistenza del tutto tragica nella sua massima discesa.

E’ facile, dopo questo detto, intuire l’opposto del volto Gianico citato sopra; laddove la insensibilità prendesse spazio.

In medium stat virtus ?

Così sosteneva Aristotele. E’ opportuno scegliere il giusto mezzo tra due estremi.

Questa nostra società si è evoluta e nel contempo involuta consolidando una indifferenza sociale che, se da un lato può avere una sua ragion d’essere per tutela e sopravvivenza, dall’altro (andando contro la teoria aristotelica eticamente più alta) ha relegato la sensibilità a un difetto, se non peggio a un freno poco utile alla vita moderna e a ciò che la stessa richiede in termini di performance – riuscita sociale – affermazione dell’ego a discapito di altri valori fondanti ben più profondi. Andando così a creare quello squilibrio non auspicabile.

E non è filosofia spicciola. Sappiamo tutti bene che non si vive di solo amore. Ma è altrettanto vero che non tutti sanno cosa siano l’amore, l’equilibrio e la capacità di saper “stare al mondo”.

Un’altro discorso-consequenziale che potrebbe proseguire per molte pagine.

Riprendendo il filo, l’insensibilità e l’indifferenza rendono superficiali e disconnessi.

La Sensibilità è coraggio. E’ guardare, notare, assorbire, gestire tutto. Sia il Bene che il male.

È un motore che fila liscio ma solo se lo sai mantenere tagliandato, oliato, curato.

E’ la capacità di sentire l’altro, o l’altra, in modo amplificato, oltrechè se stessi.

E quello che non si sente, fa di te solamente un sordo.

E chi è sordo, non sente nessun rumore del mondo, ma nemmeno ne sente la musica.

Ah…la sensibilità… quella capacità di percepire molto, troppo, tutto…dentro e fuori.

Da maneggiare con estrema cautela. Per chi ce l’ha, e per chi la incontra.