di Stefano Grimaldi
Il vero carattere si mostra sempre nelle grandi circostanze.
(Napoleone Bonaparte)
La Scienza, la storia e gli aneddoti sociali confermano che per quanto una persona possa essere intelligente, quel che determina l’ossatura della propria esistenza attraverso successi, insuccessi, sfide, relazioni, sentimenti, evoluzioni o involuzioni… è determinata dal carattere. Ovvero, quella capacità umana fatta di resistenza, reattività proattiva, capacità d’adattamento, crescita personale, capitalizzazione (soprattutto) degli errori e dei fallimenti.
La differenza quindi di riuscita fra un intelligente e un meno intelligente di carattere risiede particolarmente in queste differenze.
Napoleone, nella citazione iniziale, allude probabilmente al fatto che sono proprio le grandi circostanze di difficoltà a richiedere non tanto l’acume ma la proporzione fra sfida e capacità di mettere in campo il proprio temperamento distintivo, necessario più di altro all’affronto delle situazioni provanti.
Sono personalmente un fan dell’intelligenza, soprattutto di quella creativa e di quella emotiva; poiché la prima ci fornisce della enorme capacità di risolvere in modo innovativo e originale i problemi usando dinamiche e pensieri fatti di immaginazione, nuove possibilità inesplorate, rivoluzioni positive. La seconda perché racchiude in sé quella empatia positiva e fondamentale nella gestione delle emozioni umane personali e altrui; essenziale per la crescita e il miglioramento delle relazioni sociali – fondamenta solide per la costruzione di una società sana.
Chiarita la posizione di non ostruzionismo verso questa straordinaria facoltà, è pur vero che intelligenze eccellenti si sono perse nel corso della messa in pratica della propria vita a causa di debolezze ingestibili, incapacità relazionale, mancanza d’iniziativa, mancanza di reattività alle difficoltà, lassismo ecc.
Ecco che allora emerge il punto in questione del “necessario ma non sufficiente”
IL CARATTERE, UN AMICO – NEMICO
Quel tratto distintivo della personalità che può essere un motore potente della tua distruzione o della tua riuscita.
Supponiamo di essere intelligenti, con un ottimo Q.I. ma privi di forza morale, onestà, empatia, resistenza, determinazione, perseveranza, altruismo, valore, valori, onore e così via, trovandoci di fronte alle problematiche. Beh, nel dirti che eppure sei intelligente…così in modo astratto, probabilmente non ti servirà a molto.
Perchè banalmente, autocompiacimento a parte, pare che la vita richieda anche il suddetto, anzi, soprattutto il suddetto.
Angela Duckworth, studiosa del carattere, ha dimostrato che tenacia, perseveranza e determinazione superano il valore pratico del Q.I., nella gestione della vita e della riuscita.
Qualche decennio fa, mi fece colpo una toccante intervista fatta ad Angelo Rizzoli jr, finito in disgrazia col suo impero. Il quale, uscito dalla prigione, a una delle domande fattegli dal giornalista su che cosa avesse capito che contava davvero nella vita a seguito della difficilissima esperienza, rispose proprio che riteneva il carattere e la tenacia più importanti dell’intelligenza.
Ora, non c’è bisogno di strutturare una teoria sulle sue dichiarazioni, anche se mi sembrò curiosa questa ottica da parte di un uomo certamente intelligente, che riconosceva di essere stato vittima del suo carattere debole in quella circostanza ma, nel contempo, l’altro aspetto forte dello stesso carattere lo aveva aiutato nel superamento di quel capitolo nero e nella rinascita.
Un carattere che gli è stato nemico-amico, a seconda dell’uso
In buona sostanza:
L’intelligenza, fino al 60% è attribuibile ai geni familiari (madre in primis) .
Posto che esistono varie forme di intelligenza, qualunque di quelle possibili si abbia, non saranno sufficienti all’affronto della vita. Forse a un problema specifico e occasionale si. Ma relativamente alle difficoltà multiple dell’esistenza, verosimilmente no.
Ecco che subentra, giocoforza, la necessità di completarsi con un consolidamento del carattere attraverso l’affronto e l’auspicabile superamento degli eventi, dei fallimenti, delle disgrazie o banalmente delle difficoltà quotidiane.
La bella notizia, è che il carattere si può costruire
