BONTA’ EGOISTA

Un paradosso solo apparente

di Stefano Grimaldi

“Il fine giustifica i mezzi.”

Niccolo’ Machiavelli

A primo impatto può sembrare un ossimoro che di fatto non è. Non è un opposto netto.

Nel primo articolo di Etica Scomoda (pubblicata su questo magazine) si concludeva lanciando un teaser sull’argomento che ora andiamo a trattare, in una continuazione di pensiero.

Stavo dicendo nella prima riga d’attacco che il titolo ha le caratteristiche della figura retorica citata, quando in realtà è una tonalità di grigio difficile da inquadrare in modo definito.

Allora, mi voglio inventare per l’occasione un neologismo (apocrifo) che chiamerò SIMORO, ovvero il connubio fra simile e ossimoro. Cioè quel paradosso fra due termini apparentemente incompatibili che invece hanno una loro coerenza e una loro ragione di esistere.

Caos ordinato, ad esempio, può essere un SIMORO. Vale a dire due situazioni non del tutto opposte, che possono coesistere.

Un buono egoista è qualcuno che agisce per interesse personale, ma genera effetti positivi per gli altri. Se il “fine” è nobile (come la pace o il progresso) e i “mezzi” non causano danni irreparabili, allora la citazione virgolettata in testa pagina può descrivere un buono egoista.

Intenzione, a dirla tutta, travisata nel tempo del pensiero Machiavellico e storpiata purtroppo nella pratica umana, come libertà di permettersi la qualunque pur di ottenere lo scopo…

Continuando, il leader che prende decisioni difficili e invise per salvare un paese dalla crisi, può essere un buono-egoista

L’ imprenditore che cerca il successo personale, ma crea posti di lavoro, può essere un buono-egoista.

Buoni per egoismo lo si può essere contemporaneamente per motivi legati più alla soddisfazione di sé che a quella del prossimo verso cui si agisce, il quale alla fine ne trae comunque beneficio ; oppure lo si può essere per captare interessi, manipolare e controllare usando la maschera fumosa della buona azione, non disinteressata.

Dunque, la psicologia evoluzionistica, la filosofia e le strategie di sopravvivenza hanno portato gli esseri viventi (non sempre evidentemente) verso la ricerca di azioni altruistiche buone ma con vantaggi personali conseguenti; ovvero materiali, di potere, di sollievo da sensi di colpa, per colmare lacune personali di ogni genere, desiderio di approvazione sociale, ego ecc.

Nel contempo, il concetto di bontà pura presuppone invece azioni disinteressate rivolte al prossimo e con il “solo” ritorno al donatore, di un beneficio spirituale e morale.

Come definire allora queste tipologie di bontà?

Il confine tra altruismo ed egoismo è parecchio sottile e indefinito, proprio come il SIMORO inventato all’inizio in modo ironico.

HELPER’S HIGH

Avallata dalla Scienza, è la sensazione di benessere che si prova durante l’esercizio dell’altruismo.

Piacere e gratificazione sono le reazioni biologiche di millenni d’evoluzione, portati dalla collaborazione e l’interazione, quali strategie per l’aumento delle possibilità di sopravvivenza.
Viene quasi obbligatoriamente da concludere che la bontà egoista, come forma di evoluzione, resta pur sempre un comportamento “funzionale” ed efficace; che a suo modo contrasta la malvagità, il cinismo, l’insensibilità

Concretando, per brevità:

E’ probabile che non esista la purezza d’intenti, almeno in terra. Almeno negli Uomini.

Motivo per cui, qualunque tipologia di bontà si voglia usare verso il prossimo a opposizione di un dilagante individualismo anche la bontà più sfumata, confusa, SIMORA, inconsapevole, istintiva, autocompiacente, riempitiva dei traumi e quant’altro…resta un potente antidoto al veleno sputato da quella parte di Mondo autodistruttivo e disincantato; la quale diverrà così la forza capace di trasformare il suo antagonista egoismo, in risorsa.